Articoli con tag: vita da strega

Fare pace con Dio

Ieri sera ho visto un film che a quanto pare non potevo perdermi per nessun motivo, e ora capisco perché. Sto parlando di Vita di Pi, diretto da Ang Lee.

Capita proprio in un momento in cui sto riflettendo spesso sul fatto che ogni religione non deve escludere per forza l’altra, riflessione che deriva soprattutto dalla natura sincretica della Santeria. Quando ho chiesto come potevo cominciare a lavorare con un certo Orisha mi è stato consigliato di utilizzare un immagine africana o in alternativa una cattolica, senza problemi.

Vita di Pi descrive un personaggio che nelle religioni è stato capace di cogliere le connessioni, le assonanze e tutto ciò che è positivo. Non viene nominato il Male nemmeno una volta. Pi è induista, cattolico e musulmano e tutto ciò dove la sua anima lo conduce, dal momento che considera la fede una casa con molte stanze. Un’altra donna (che vedrete sarà presto sulla bocca di tutti grazie alla nuova stagione di American Horror Story!) – sto parlando di Marie Laveau – era nota per frequentare prima la messa cattolica e poi Congo Square senza troppi problemi. Sono solo due esempi (di cui uno letterario, me ne rendo conto), di come si possa vivere la fede, la religione in modo positivo e propositivo.

Per tanti anni ho odiato con tutta me stessa la fede cattolica in cui sono stata cresciuta. Non so se a torto o ragione, ma ho cominciato a capire che forse ho confuso l’uomo con Dio. Che ciò che non mi è andato bene e con cui mai sarò d’accordo sono le posizioni di certi uomini e certe donne e non il messaggio di una religione in sé.

Certo non sto pensando né di tornare a messa a farmi dire cosa fare o non fare (non è proprio il mio forte) né di cresimarmi né di sposarmi un giorno in chiesa. Del resto, volente o nolente, la mia cultura è scissa tra un’ infanzia di cattolicesimo e un tempo equivalente ma più consapevole di neopaganesimo. Sono due anime che non nascono certo per convivere eppure lo fanno nella storia di molti di noi.

Forse la mia però è un’età in cui posso far pace con quel Dio che ho rinnegato tanti anni fa e lasciare che anche questa parte di me abbia modo di esprimersi.

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Ottobre mio che ti racconto: rame e acqua di florida contro il logorio dei prezzi online

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Il dolce far niente che mi ha spinto a ravanare negli anfratti di casa mi ha condotto dritta dritta da questi splendori in rame che avranno una quantità d’anni che nemmeno voglio scrivere.

Per fortuna mia madre che pure è una marittima convinta ha respirato un po’ di know how campagnolo dalla signora di nonna, per cui sapeva come pulire il rame senza rovinarlo e me lo ha insegnato (in pratica tanto aceto, sale grosso e via a strofinare. Con i guanti, altrimenti le mani diventano verdi).

Ho sottratto al disuso una pentola e due recipienti che sembrano quasi da torta data la forma tonda. E’ inutile dire che questo fatto mi esalta. Il rame è bello, a parte tutto, quando è pulito acquista una sfumatura quasi da pelle viva e il nero dovuto al tempo che è passato crea dei giochi di forme molto suggestivi (specialmente nel pezzo forte della collezione, cioè il pentolone – che non ho ancora chiamato calderone per pudore..).

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L’iniziazione è un fatto umano

Tempo fa parlavo della mia personalissima difficoltà a fidarmi completamente di una guida “religiosa”.

Sono precisamente 11 anni che ho rifiutato qualsiasi ingerenza nel mio percorso, atteggiamento che mi ha portato anche a scaricare indegnamente la coven Wicca che avevo trovato dopo tanta fatica e tante ricerche. Perché se da un lato il bisogno di imparare da qualcuno, di affidarsi, è sempre stato presente, dall’altro la fiducia nel prossimo è sempre stata poca, a prescindere. Fiducia sulla qualità e sulla realtà di ciò che viene insegnato e fiducia sulla persona che te lo insegna. In Italia (e dico così semplicemente perché è l’unica realtà che posso dire di conoscere), nasce una corrente al giorno, una sacerdotessa al giorno. E non va bene. Pur sentendomi ormai estranea al discorso prettamente neopagano, che pure ha modellato la mia persona per tanti anni e negli anni più importanti, storco il naso di fronte alla deriva a cui stiamo assistendo.

Un osservatore attento non potrà che concordare, ma non è questo ciò di cui volevo parlarvi oggi.

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Luna, luna, desidero molto, e con tutto il cuore…

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E’ dalla luna crescente che lavoro a questo progetto. E’ la prima bottiglia che riesco a realizzare in questo modo, e ho lasciato che la candela bruciasse completamente solo stanotte, appena prima della Luna Piena, giunta al suo culmine giusto un’ora fa. La cera è colata prima sul vetro e sul tavolo, poi ha formato una curiosa bandierina prima di esaurirsi completamente, la stessa che si intravede nella foto.

Il tema dell’altare per questa luna, più che tema il leitmotiv energetico, è stato il successo materiale, l’abbondanza di risorse, la sconfitta di ogni avversità e di ogni nemico. Raramente mi sono concentrata così tanto su questioni materiali. Tuttavia non c’è momento migliore per attirare il benessere di quando si sta bene. E, anche se economicamente potrei passarmela meglio, certamente in quanto studentessa mantenuta non posso lamentarmi. La ricchezza attira ricchezza, per cui non c’è momento migliore per attirare denaro di quello in cui ne avete già.

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Santeria? te quiero

E’ un po’ che non scrivo qualcosa di significativo sul blog perché troppe cose accadono nella vita reale.

Come si intuisce dai miei ultimi post da un po’ di tempo mi sono presa una cotta. Sì, una cotta per la Santeria. Dopo qualche mese di studio e ricerca e ossessiva visione di video su youtube, mi sono decisa e ho prenotato un registro, che sarebbe, in pillole, una lettura. Attraverso questa lettura, tra le altre cose, è anche possibile sapere se è necessario o no intraprendere un percorso nella Santeria. Molto onestamente, per quanto io ami la Religione, speravo di no. Speravo che l’Oriaté e il Babalocha a cui mi sono rivolta (due persone differenti, che non si conoscono, per evitare di cadere in tranelli, internet non perdona) mi dicessero di tornare alle mie familiari cosucce da Europea e di non immischiarmi con le loro cose. Perché è difficile, è straniera, è viscerale, e comporta un sacco di cose.

Invece no. Ora, non sono sicura di poter scrivere la maggior parte delle cose di cui ho discusso durante le letture, e dunque non lo farò, anche perché probabilmente a voi non interessa. Ma le letture inequivocabilmente affermano che è meglio (per usare un eufemismo) che riceva almeno la prima iniziazione, e alla svelta. Una volta appurato questo tutti i sogni e i segni che mi seguivano da mesi e che mi hanno portato a questa scoperta sono terminati di colpo.

Perché lo scrivo qui? Perché questo blog è uno specchio del mio percorso e mi va e mi piace giustificare i cambi di stile e di argomento, e poter riflettere insieme nei momenti di svolta radicale. Perché questa E’ una svolta radicale e anch’io a tratti sono insicura e aspetto di vedere come andranno le cose. Tutti ci siamo presi una cotta per una religione lontana, sono cose che capitano. Ma c’è un momento in cui ti senti a casa? Arriva il giorno in cui, giovani ricercatori e ricercatrici del divino quali siamo, usciamo dall’empasse dell’insoddisfazione e possiamo affermare “è proprio quello che fa per me”?

Passare dal celtismo che ho coltivato per 10 anni signori, agli Orisha sarà un bel lavoro. Ma a quanto pare loro sanno chi sono io, e allora io imparerò chi sono loro.

 

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La Dea della Guerra non chiede perfavore

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Un’indicazione che non troverete nei manuali: se lavorate con una Dea della guerra fidatevi, avrete da lottare. Se non considerate questo all’inizio, se non tentate di ricordarvelo nel tempo, vi sembrerà di essere molto sfortunati o di aver combinato qualche casino metafisico.

Se il conflitto non è il vostro forte le cose sono due: dovete imparare a gestirlo (come nel mio caso) o state sbagliando percorso. Per arrivare da un punto A a un punto B non necessariamente dobbiamo fare terra bruciata, ci si può anche arrivare fischiettando.

In questa pausa dal blog che mi sono involontariamente presa mi è successo di tutto. Tutte le questioni aperte a Samhain 2011 non dico che si sono chiuse, sono proprio esplose. Con loro anch’io. E’ così che va con la guerra e la Morrigan si nutre anche, se non esclusivamente, di questo.

Qualche mese fa, alle porte di Samhain 2012, parlavo di introspezione e di discesa. La discesa comporta sempre un sacrificio personale, non si torna mai tutti interi. Finché rimane scritto questo avvertimento non rende l’idea delle conseguenze di perdere un pezzo di cuore per strada e della fatica che si fa per recuperarlo. Il prezzo da pagare è sempre e comunque la perdita di qualcosa. Con perdita non intendo necessariamente morte, ma ho scoperto che ci sono molti gradi di sofferenza da sperimentare anche da vivi.

Qual è lo scopo di questo post? Perché mettersi a citare in apertura un film di fantascienza? Perché il punto è proprio questo: la paura della perdita. Se si impara a compiere scelte non per paura di perdere qualcosa ma perché vogliamo qualcosa, il conflitto ci ha consegnato una lezione importante. Osare non vuol dire non avere paura, ma averla rimanendo presenti a se stessi, essere disposti a perdere pezzi lungo la via, a denudarsi di fronte al Re degli Inferi.

Solo che morire non piace a nessuno, nemmeno metaforicamente. Per questo ora che ho sparso i miei pezzi di cuore per strada, in Luna Crescente, ho deciso di prendermi una considerevole pausa dalla guerra e dalla Morrigan e di ritrovare un equilibrio nella pratica che mi consenta di crescere senza dover muovere eserciti ogni volta che prendo una decisione. Del resto il buio nell’anno fa pian piano spazio alla luce, è il caso di tenerne conto.

 

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Sognare è un bel casino..

.. ma è inevitabile. 

Facciamoci i conti – io in primis – perché mi sono avvicinata alla Stregoneria? Cosa mi riesce meglio? Cosa mi chiede di fare la Dea? (Perchè io ho prestato un giuramento, e il mio giuramento risponde alla sua chiamata). Ci sono molte cose che mi attirano a periodi, ma se c’è n’è una che proprio non mi abbandona è questa capacità di sognare fuori dal comune.

Sogno moltissimo, anche quando non vorrei. Per un periodo la cosa mi ha impedito di riposarmi di notte perché ogni sogno si trasformava in un’avventura, in una rivelazione, o in una beneamata paralisi notturna. Ho sempre affrontato tutto questo con molta calma e molta logica.

Poi ho letto una frase di Dion Fortune che ha cominciato a minare la mia razionalità scientifica: “Chi ha le allucinazioni dice di aver avuto esperienze paranormali, e chi ha esperienze paranormali dice di avere le allucinazioni”. Porca miseria, sarà il mio caso?

Ultimamente lavoro molto sul sognare perché data questa predisposizione a ricordare il sogno è probabilmente il metodo più facile che ho per viaggiare. Così ogni santa notte, che siano pure le quattro di mattina, io mi stendo e richiamo la mia guida, mi colloco nel mio luogo di potere o dovunque io venga condotta e da lì…. non ricordo nulla. Strano no, per una che ricorda i sogni che faceva da ragazzina come se fossero stati sognati ieri?!

Solo da qualche giorno ho cominciato a ricordare, sono dei veri ricordi o solo delle sensazioni. Stanotte incontravo le persone di cui ho parlato nel post sulla ricerca dell’insegnante. Erano reali, mi parlavano normalmente e scambiavamo battute su quello che era successo. Poi, mi insegnavano qualcosa, che ovviamente ricordo solo in parte. E di sogni così, che ti lasciano solo con questa vaga sensazione di aver appreso qualcosa di fondamentale, ricordo di averne fatti anche in passato ma mai come in queste ultime notti.

Qualcosa di simile lo descriveva anche Castaneda – che io ritengo comunque un criminale – ma devo ammettere che ho capito perfettamente cosa intendeva quando descriveva il suo apprendimento nella Seconda Attenzione.

Avvalersi del sogno è una bella rottura, anche se io amo profondamente questo aspetto della mia vita. Fondamentalmente potrei meditare 24 ore al giorno, ma sognare? Giusto quelle 8 ore scarse a notte, e se la mattina non sto attenta a seguire una routine autoimposta, ad evitare conversazioni precoci, ecco che tutto svanisce e non rimane che attendere la notte successiva, (perché se dormo di pomeriggio sognerò giusto quello che mi suggerisce la digestione).

E poi sognare o viaggiare? Quando viaggio me ne accorgo in qualche modo. Mi muovo lungo paesaggi che hanno una loro concretezza, incontro persone che mi suggeriscono cose sensate e ricorrono elementi del viaggio tipicamente sciamanico, in particolare i tunnel e le caverne. Ricevo messaggi che mi riempiono lo spirito, mi rendono felice per un giorno intero o triste per aver lasciato un luogo paradisiaco.

Sognare mi permette di affidarmi completamente al mio inconscio e al mio istinto, che con fatica riesco a far emergere nella veglia. E’ un atto di fiducia verso me stessa e il modo di ascoltarsi più autentico che abbiamo a disposizione.

Altra domanda, si può sognare per la comunità, per altri che non siamo noi? Sicuramente sì. Quando ero più piccola mi è successo un paio di volte di sognare persone morte care a miei amici che mi lasciavano messaggi per loro. Più grandicella sognavo l’arrivo di persone reali che puntualmente irrompevano nella vita dei miei più cari amici o nella mia. Anche qui, difficile distinguere il sogno dalla realtà (passatemi il gioco di parole), tutto sta come al solito nello sperimentare ed nell’affidarsi all’esperienza.

 

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Lettera aperta ad un neofita

etimologia di Religione tratta da http://www.etimo.it

Mi rivolgo a voi che là da qualche parte potreste imbattervi nel mio blog ed avere la curiosità o il desiderio di entrare a far parte del vasto panorama neo-pagano.

A voi voglio assolutamente dire: lasciate perdere. Perché è un percorso difficile, ingarbugliato, pieno di trappole e di problemi reali primo tra tutti decidere di aprirsi con gli altri a riguardo. Non è un gioco, non è solo psicologia, non è solo antropologia, è una vera e propria scelta di vita che bene o male influenzerà tutti gli ambiti del vostro vivere quotidiano. Se volete sentirvi solo contemporanei, se volete fare incazzare i vostri genitori, se volete esclusivamente abbracciare l’estetica neo-pagana ve lo dico onestamente: il gioco non vale la candela. Verrete derisi, insultati, dovrete nascondervi, dovrete fare a botte per trovare il tempo di celebrare e di studiare e vi troverete a dover conciliare le vostre credenze con un mondo che se ne sbatte altamente di voi e dei vostri piccoli passi nel mondo degli spiriti. Se non volete farlo veramente vi troverete in qualche anno ad un punto morto. Sarete pieni di libri inutili, pieni di strumenti rituali a prendere polvere sullo scaffale e pieni di convinzioni dettate dalla moda del momento. Se non volete farlo veramente andrete ad ingrossare le fila dei figli della mamma degli stupidi, e farete innervosire anche chi queste cose le fa seriamente, le vive, le suda.

La vita della strega praticante è una vita di ricerca, di evoluzione e di cambiamento. Sono tre parole molto belle da scrivere e sentire, purtroppo quando le vivi ti rendi conto che farne esperienza è meno piacevole. La Strega è una donna saggia, e la saggezza purtroppo non è uno stato di grazia. La wiccan è una persona capace di piegare la realtà e vi assicuro che la frase “la strega è responsabile di ciò che fa e del suo ambiente” non è uno slogan, è parte del patto che stringiamo con noi stesse e con gli Dei, con gli spiriti con cui lavoriamo, con gli elementali e con tutta la compagnia delle ombre. Bisogna essere dediti e disposti a. A migliorarsi, a spendere tempo ed energie, a rischiare e soprattutto a starsene zitti (vedi piramide della strega).

Se decidete di dedicarvi,  o di autoiniziarvi senza essere consapevoli di quello che fate, uscite dal cerchio adesso. Sembra tutto molto facile quando lo leggiamo sui libri ma mettere in pratica anche solo le basi sarà un impegno rilevante. Quando gli Dei che onorate cominceranno a interferire con la vostra vita e voi non ve ne renderete conto sarà un bel casino per tutti. Quando vi renderete conto che la Natura non è lì sempre disponibile ma va conquistata come alleata vi chiederete “chi me lo ha fatto fare”. Appunto, non fatelo dall’inizio.

Se invece non ne potete fare a meno, voglio dirvi felice incontroMi sento di poter riassumere tutto quello che penso in tre punti:

  1. La Wicca NON è l’unica religione neo-pagana. Esistono tonnellate di correnti al giorno d’oggi, forse troppe. L’unico modo che avete di capire quale è giusta per voi è studiarne molte e cominciare a praticarne una. Se cambierete idea nessuno sarà lì con il fucile puntato. Solitamente chi è intenzionato a seguire una religione neo-pagana si prende un anno e un giorno per decidere se quel percorso è adatto a lei/lui o meno. Vi consiglio caldamente di prendervi l’anno e di sfruttarlo il più possibile, anche se non rimarrete su quella strada avrete imparato molte cose.
  2. Non c’è differenza tra internet e il cartaceo: sono entrambi pieni zeppi di cazzate. Usate giudizio quando leggete qualcosa, controllate sempre la bibliografia, i riferimenti, la veridicità storica e scientifica di quello che viene affermato.
  3. Andate nella Natura. Andate al parco, andate nell’aiuola sotto casa, osservate gli animali che vi circondano, anche se non sono carini o fatati, anche se sono mosche e piccioni, quella è Natura. Parlate con gli alberi, radicatevi su della vera terra e meditate assieme agli spiriti del luogo, stringete amicizia con loro. E’ la parte più difficile per noi che viviamo in città. Ma nessuno ha mai detto che questa sia una via facile.

Ma c’è una cosa ancora più importante, che infatti lascio per ultima così può rimanervi bene impressa: non mentite a voi stessi. Chiedetevi ad un certo punto “in cosa credo? in cosa non credo?”, fate i conti con chi siete voi e dove volete andare, perché così come il Cristianesimo non è l’unica via vi assicuro che nemmeno la Stregoneria è fatta per tutti e che c’è sempre l’opzione che voi siate atei, e andrebbe benissimo così. Non è relativismo feroce, è un consiglio amorevole che vi do per stare in pace con voi stessi. Le scelte che fate a livello religioso (che includono il non essere religiosi) riguardano voi e voi soltanto.

Il sito internet dell’osservatorio sulle nuove religioni in Italia

Il sito dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti (UAAR)

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Sporcatevi le mani

Per tanto tempo sono stata una ragazzina molto fluffy, poi sono diventata una di quelle streghe intellettualizzate che predicano bene ma alla vista di una creaturina della Dea scappano urlando. Infine ho cominciato a sporcarmi le mani, a parlare con le piante invece di guardarle in fotografia, a godere del contatto con la terra, con la sporcizia, con il cibo, con il mangime. Ho imparato che veramente le cose esistono in un ciclo, e che veramente gli esseri viventi nascono liberi così ho dovuto imparare a lasciar andare e a lasciar morire.

Clarissa Pinkola Estes consiglia proprio una bella dose di giardinaggio per rimettersi in sesto e per riacquistare una prospettiva sulle cose. Siccome qui il tempo e l’incuria hanno fatto tabula rasa delle piantine in balcone, oggi ho fatto acquisti e ho piantato maggiorana e salvia e rinvasato il rosmarino. Non so se lo sto facendo bene, ma, vedete, l’importante è provarci.

 

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Il gabbiano, sincronicità e viaggi mentali

C’è una domanda che assilla molti di noi, specialmente quando approcciamo argomenti come il viaggio sciamanico: me lo sto immaginando o è reale? Dove finisce la percezione soggettiva e dove comincia quella oggettiva?

Chiariamoci sui termini. Oggettiva nel senso di condivisibile, che esiste separatamente dalla nostra immaginazione e dunque accessibile anche ad altri. Me lo sono domandata spesso: le mie esperienze sciamaniche sono puramente un viaggio nel mio inconscio o qualcosa di più?

Per tentare di dare una risposta voglio raccontarvi di una recente esperienza che mi è capitata.

Sto mettendo su un progettino imprenditoriale per conto mio e sono alla ricerca di un nome. Non un nome qualsiasi, ma proprio un bel nome potente. Di solito, quando sono in crisi creativa, mi affido al viaggio sciamanico. Mi rilasso , accedo al mio luogo di potere e da lì mi muovo nella vastità del paesaggio naturale che lo circonda sotto forma o con l’aiuto dei miei animali di potere, alla ricerca dell’ispirazione o di un messaggio. Ora, tra gli animali che nel tempo si sono alleati con me non c’è mai stato nemmeno per sbaglio il gabbiano. Certo, ne incontro molti nella vita reale, soprattutto quando vado a Roma (ma a Roma vedere un gabbiano è un po’ come vedere un piccione o una mosca, spadroneggiano per la città), ma non ne ho mai incontrato uno come totem, almeno fino a questo momento.

Un altro punto interessante è che ero in macchina con amici. Già. Nel tempo ho imparato a fare di necessità virtù e siccome spesso non ho la tranquillità di starmene stesa a viaggiare, ho deciso che quando voglio un po’ di astrazione lo annuncio e loro sanno che la mia mente è altrove e che se anche mi parlano io sono da un’altra parte. Ma arriviamo al dunque.

Ero nel mio familiare luogo di potere (se ci si lavora un po’ si stabilizza, a prescindere dall’immaginazione, una volta mi è capitato di doverlo ripulire perchè era un po’ che non lo frequentavo ed erano cresciute delle erbacce..), e comincio a chiamare l’animale che di solito mi accompagna in questa ricerca della creatività e del senso. Dopo un po’, non ricordo come, appare un enorme gabbiano. Mi oppongo, credendo fosse la mia mente che cominciava a divagare, ma il gabbiano imperterrito non scompariva anzi, mi invitava a seguirlo e a cavalcarlo. Salgo sul suo dorso e il viaggio comincia. La familiare foresta scompare e ci troviamo su una distesa d’acqua. Il gabbiano mi parla e mi dice: “Il viaggio sarà molto lungo, ma ti porterò nel luogo dove i nomi vengono assegnati, lì potrai chiedere il nome per il tuo progetto”. A questo punto ero mentalmente stanca e distaccata, ero in una sorta di stato alpha ad occhi aperti e mi dispiaceva per i miei compagni di viaggio, quindi ho chiesto cortesemente di poter tornare al mio stato di coscienza normale e di rimandare il nostro incontro in un momento più propizio. Ci ho messo un bel po’ per focalizzare di nuovo la situazione, ma è andata: mai più cavalcate sciamaniche in macchina.

Ovviamente il passo successivo è stato quello di indagare. Perchè il gabbiano? Esiste veramente un luogo dove i nomi vengono assegnati? E ho cominciato a fare quello che noi streghe moderne sappiamo fare meglio: andare su Google. Un’ultima precisazione prima di andare avanti: le mie meditazioni/visualizzazioni ecc. sono un po’ bilingui. Nel senso che la maggior parte delle volte le comunicazioni che ho sono mezze in italiano mezze in inglese, questo perchè per un periodo ho studiato per entrare in una coven madrelingua inglese e mi sono abituata a conversare in inglese. Quindi il messaggio del gabbiano era “the place where names are given”. Googlo esattamente questo, con le virgolette, non aspettandomi nulla se non un “la tua ricerca non ha prodotto nessun risultato”. E invece trovo un blog di una signora che alla ricerca di un cognome dopo la separazione dal marito ha ricevuto lo stesso identico messaggio mentre meditava su una montagna.

Allora cerco cosa rappresenta il Gabbiano, e mi imbatto in un’altra sorpresa. Il Gabbiano è un animale un po’ assente nella mitologia, ma da TUTTE le fonti viene associato al dio celtico Lir e alla dea gallese Don (Don/Danu, vi ricorda qualcosa?). Scavo ancora e scopro un paio di meravigliose leggende nativo americane sulle battaglie tra il Gabbiano e il Corvo per la spartizione del territorio.

Sono due questioni differenti ovviamente, il luogo dei nomi e il Gabbiano, ma entrambe dotate di un’estrema coerenza. Non credo sia un caso che proprio nel periodo in cui tutti i miei sforzi di ricerca siano diretti alla questione Morrigan/Danu mi appaia proprio un Gabbiano, mentre solitamente il mio compagno di viaggio era il Corvo. 

Mi chiedo se altri come me abbiano avuto esperienze simili, di estrema sincronicità, e che spiegazioni/senso gli abbiano dato.

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