Articoli con tag: pratica

Letture Wiccan, ovvero come smetterla di puntare il dito

L’altra sera ero alla presentazione romana di un libro che ha catturato la mia curiosità per il nome dell’autrice e per le buone parole spese da tutti quelli che l’avevano letto. Si tratta de I Poteri della Wicca di Vivianne Crowley. Apparte il titolo infelice è un libro che mi sto letteralmente divorando e di cui onestamente si sentiva il bisogno. Perché se è vero che non tutti i libri sulla Wicca provenienti dall’America sono merda, quelli buoni non sono molti, e il dato da non dimenticare è che la Wicca è forse l’unica religione che l’Inghilterra abbia regalato al mondo. Questo incontro letterario inoltre è capitato proprio mentre stavo finendo di leggere (anche lì, avidamente), l’autobiografia della stupenda Maxine Sanders intitolata Firechild.

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Magia che fai, lingua che parli

La funzione del linguaggio non è quella d’informare, ma di evocare.

Jacques Lacan

No, Lacan non stava parlando proprio dell’evocazione come ce la stiamo immaginando noi in questo momento, ma ho colto al balzo l’aforisma perché sembrava perfetto per introdurre l’argomento di oggi: il linguaggio e la magia. Per linguaggio intendo la lingua che si parla, a cui appartengono le parole che si pronunciano nell’atto di fare magia. A questo proposito la teoria, che non conosco, sarà sicuramente vasta.

Ricordo un passaggio del buon Crowley che descriveva (in Magick) gli effetti di un inno in greco antico su un giovane che di greco antico non sapeva proprio nulla. Il ragazzo, nonostante non sapesse cosa stava ascoltando, ebbe comunque una visione della divinità invocata e intuì chiaramente, per altre vie, di cosa si stava parlando.  Vero o no l’episodio costituisce comunque uno spunto per riflettere sul fatto che la lingua porta con sé un potere particolare, una cultura, un vissuto, un significato che non può non avere rilevanza nella pratica.

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Stoppini fuori controllo…

…ovvero la storia di una candela che ha deciso di consumarsi in 20 minuti.

Nella prima foto noterete sulla destra una seconda fiamma più debole rispetto a quella principale, e nella terza si vede (poco, ma c’è!) un’ulteriore fiammella. La candela, inutile dirlo, era per questioni amorose. Nel giro dei famigerati 20 minuti è passata dalla situazione 1 alla situazione 4, con una cascata di cera rossa che sarà un piacere tutto mio pulire dal tavolo bianco ikea.

Onestamente è la prima volta che vedo questo fenomeno degli stoppini che perdono pezzi e vanno a creare fiamme multiple, e accendo parecchie candele! Anche sopra quella bianca, che se ne stava buona buonina, a un certo punto è comparsa una seconda fiamma. All’inizio ho detto – bene, sta funzionando – poi quando ho visto che si arrivava a uno scioglimento generale con un profluvio di fiamme e fiammine ho capito che il messaggio era un attimo diverso e meno lineare. La cosa è incasinata, non superata, nemmeno lontanamente. a confermarlo stanotte ho fatto un bel sogno illuminante, di quelli che non mi capitava da tempo di fare, con tutti i personaggi di questa storia. Il bello è che non avevo tirato in causa nessuno in particolare, volevo solo lasciarmi tutto alle spalle, e invece, eccoci ancora qua.

NB: Quando una candela brucia spargendo se stessa tutto intorno non è necessariamente una cosa negativa, anzi. Nella cera, così come nella fiamma, si possono rintracciare messaggi e proiezioni sul futuro risultato.

 

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Qualche annotazione finale, per i curiosi.. come offerta questa volta ho utilizzato un bicchiere d’acqua pieno di miele e rum. Se offrite del miele ad Oshun, come in questo caso (Oshun è l’orisha dell’amore, tra le altre cose), dovete assaggiarlo prima davanti a lei, per dimostrarle che non è avvelenato.

 

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Un incantesimo – andato male – spiegato

Siamo pratici, non sempre le cose vanno come vorremmo. E questo per me è stato il caso più eclatante (foto allegate). Mi diletto a raccontarvelo perché può essere utile a qualcuno e, nel filone dei post sull’interpretazione delle candele costituisce un valido esempio su cui riflettere e da cui trarre consiglio (e anche perché, diciamocelo.. è molto più divertente parlare di cose pratiche invece di speculare incessantemente sul sesso degli angeli).

E’ quasi luna piena, ho le mani in pasta e un sacco di cose belle (e brutte) su cui voglio lavorare. Ieri mi ero messa in testa di inviare indietro al mittente una serie poderosa di torti che mi sono stati fatti e che mi stavano avvelenando lo spirito. In questi casi, mi è stato insegnato, se proprio non ce la si può fare, è meglio affidare i propri problemi a qualcuno più in alto di noi che restituirà il favore allo stronzo di turno.

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I ceri che ho usato sono quelli religiosi che si trovano pure da Acqua e Sapone. Purtroppo non sono fatti di cera e molti hanno difetti di fabbricazione, quindi occhio quando li acquistate. La comodità è che sono studiati apposta per essere lasciati a bruciare, anche all’esterno (questo non vuol dire che bisogna farlo a cuor leggero, come sempre, state attenti).

Allo scopo ho preparato due ceri, uno azzurro per Yemaya, per onorarla e pregarla, e uno bianco (universale, anche se l’ideale sarebbe usare quegli stupendi ceri neri e rossi che in Italia non si trovano nemmeno con il lanternino, servono specificamente  a mandare indietro – vedi appendice al post). Non volevo maledire, volevo purificarmi, rimandare indietro tutta quella sofferenza che mi stava consumando (se avete avuto esperienza pluriennale di stronzi, sapete di cosa parlo). Per questo nella candela bianca (che ho unto dal basso verso l’alto, se ve lo stavate chiedendo!), c’erano più cose, più olio, un po’ di basilico amorevolmente coltivato l’anno scorso e un mix di resine polverizzate pertuttigliusi che male non ha mai fatto.

Insomma, tralasciando alcuni dettagli, arriviamo al clou della vicenda. Accendo i ceri in balcone, pioveva ma erano al riparo. Con il blu tutto apposto. Vado al bianco e non faccio in tempo a girarmi che la fiamma si sta smorzando, e si spegne.

Ora, quando la fiamma della candela si spegne, non è mai una cosa tanto positiva.

Può voler dire che (in assenza di cause tipo uno scroscio d’acqua o vento forte ecc) :

  • La candela è fatta male, lo stoppino è fatto male
  • Avete oberato di materiale lo stoppino (è in parte il mio caso, c’erano troppe cose intorno, ma come vi spiegherò, è successo di peggio).
  • L’area dove state lavorando non è purificata bene
  • La persona su cui state lavorando ha delle difese che vanno ben oltre la vostra portata
  • In ogni caso, che qualcosa di molto avverso lavora contro di voi.

La cosa da fare è purificare immediatamente l’area – di nuovo – e provare a riaccendere la candela. Ed è quello che ho fatto, liberando anche lo stoppino da parte delle erbe che avevo aggiunto, e ricominciando a concentrarmi intensamente e in modo prolungato sul mio intento. La fiamma ha ripreso, prima piccola e agitata, poi un po’ più intensa. Se ben vi ricordate è segno di lotta dall’altra parte. Lotta, lotta, ho pensato, ti faccio vedere io. E invece..

Stamattina trovo il cero blu che ancora va tranquillo e sereno, e quello bianco SPENTO e in queste condizioni:

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Sì. Proprio così. Il cero, non so ancora come, si è sciolto sul lato destro ed è collassato su se stesso. Lo stoppino era integro e spento. La presenza delle erbe non giustifica tale collasso, anche perché stavano ancora là integre e piene di cera.

Non escludo certo fattori ambientali, anche perché non ero presente al momento, ma questo è sicuramente quello che può accadere quando cercate di rimandare indietro a qualcuno che ha delle difese solide come una dannata fortezza. Ho preso quindi la candela, l’ho pulita con l’acetone, ho ripurificato l’area lasciando il resto dell’incantesimo a bruciare, ho aggiunto altro acetone al cero bianco, l’ho imbustato e l’ho portato a un trivio vicino casa per liberarmi dei suoi eventuali effetti nefasti.

Come interpretarlo? Sicuramente l’incantesimo, in questa sua parte, è fallito. Si è sciolto l’inizio del cero, proprio a significare, guarda, non c’è storia, prova qualcos’altro. La fiamma era debole fin dall’inizio. Il fatto che si sia ripiegato sul lato destro può indicare un mero fattore ambientale (anche il cero azzurro sta avendo difficoltà a sciogliersi sul lato destro), o che c’è proprio una difficoltà nel lato attivo, pratico, di questa situazione (per usare un eufemismo).

C’è la possibilità che io mi sia autosabotata, perché troppo coinvolta emotivamente. O che abbia sbagliato momento lunare e della giornata, colore della candela e così via. L’unica certezza, cari miei, è che se non ci si sporca un po’ le mani non si impara dai propri errori, per questo motivo sono aperta al confronto, a domande, ad altre esperienze, perché è solo affinando la pratica e l’interpretazione che un giorno gli stronzi avranno ciò che si meritano (e magari io mi dedicherò ad attività più proficue che ripulirmi dalle negatività altrui).

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Streghe vaganti, inquieti parenti

Quando iniziai il mio percorso una delle cose che più mi stupivano erano la costanza e l’organizzazione necessarie per sviluppare una pratica degna di tale nome. E vivevo ancora con i miei, andavo a scuola, viaggiavo giusto d’estate se capitava. Ora che mi sposto veramente tanto per vari motivi il discorso delle scadenze è diventato parecchio pressante. Ad esempio, nella mia stanza ho un accenno di altare per gli antenati di cui mi prendo ritualmente cura ogni lunedì. Come voi già saprete non di scherza moltissimo con queste cose, una volta che cominci a farle. Per adesso è filato tutto liscio, perché il caso ha voluto che io ogni lunedì fossi presente all’appello. Lunedì scorso invece non c’ero, sono tornata martedì e, guarda caso, appena metto piede in camera la prima cosa che noto è la foto di mia nonna – SUL PAVIMENTO.

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Dimmi come brucia la tua candela e ti dirò chi sei

E’ lo spirito che parla attraverso la candela, in merito al tuo lavoro o alla tua vita, ti fa capire se la tua preghiera sarà esaudita, o se ci sono blocchi spirituali ancora da rimuovere per far sì che ci sia una risposta alla tua richiesta. 

Quando lavoriamo con le candele, imparando a leggere la fiamma e altri elementi, possiamo comprendere se la cosa sta andando a buon fine, se ci saranno dei problemi, come reagisce la persona per cui la candela è stata accesa, e via dicendo. La lettura delle candele si rivela quindi un’ottima forma di divinazione, riferita in particolare alla situazione per cui la/le candele sono state accese.

Ovviamente, come sempre, bisogna usare un po’ di buon senso e di spirito critico. Le candele bruciano in modo diverso per loro stessa composizione. Alcune (anzi, la maggior parte), come ben saprete, non sono nemmeno fatte di cera, lo stoppino può essere difettoso, abbiamo candele in vetro, in plastica, o candele poggiate su un piatto. Insomma, ogni elemento fisico o dell’ambiente influenza l’andamento della candela, ed è facile diventare preda delle proprie suggestioni. Ad esempio, se la fiamma della vostra candela è molto agitata, prima di saltare alle conclusioni, controllate se ci sono spifferi, o fonti di calore come un termosifone, o voi stessi che respirate o vi muovete vicino alla candela deviandone la fiamma. Se il vetro in cui la candela brucia si rompe, magari non era adatto a contenere una fiamma viva! Insomma, prima di stabilire che un segno è tale fate dei confronti sullo stesso tipo di candela nello stesso ambiente e siate sempre scettici (soprattutto per non andare in paranoia nel caso di “segni” negativi).

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