Articoli con tag: madre

L’Archetipo in pillole

La psicologia e l’occultismo sono uno di quei connubi amorosi che se da un lato possono elevare lo spirito a nuove vette di auto-consapevolezza dall’altro hanno creato nel tempo dei mostri culturali inespugnabili basati soprattutto sulla pigrizia e sulla cattiva informazione.

Per cui oggi cercherò di fare chiarezza, da profana, su un concetto Junghino ABUSATO dal mondo neopagano (e non solo), definito in modo più o meno fantasioso a seconda delle necessità.

Secondo Jung gli archetipi esistono nell’inconscio collettivo. Essi sarebbero innati, universali ed ereditari. Gli Archetipi quindi non sono appresi e organizzano l’esperienza che facciamo di determinate cose.

Ne La Struttura della Psiche Jung afferma: “Tutte le idee più rilevanti che rintracciamo nella storia si possono far risalire agli archetipi. Questo è particolarmente vero per le idee religiose, ma anche i concetti centrali della scienza, della filosofia, dell’etica non fanno eccezione. Nella loro forma presente sono varianti di idee archetipiche create dall’applicazione e dall’adattamento cosciente di queste idee alla realtà. Poiché è la funzione stessa della coscienza, non solo riconoscere e assimilare il mondo esterno attraverso i sensi, ma anche di tradurre in realtà tangibile il mondo dentro di noi.”

Jung identificò quattro principali archetipi, ma credeva che non ci fosse limite al numero di archetipi esistenti.

Gli Archetipi sono dunque forme universali del pensiero dotati di contenuto affettivo.

Tra questi i più noti sono l’Ombra, il Sé, L’Anima e l’Animus.

(Fonti:
http://www.my-personaltrainer.it/salute/ombra.html
http://psychology.about.com/od/personalitydevelopment/tp/archetypes.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Archetipo)

la Strega, la que sabes, è uno dei più famosi archetipi femminili insieme a quello della Madre

Perché è importante conoscere e studiare gli Archetipi? Non solo per sfizio personale (che è comunque un buon motivo), ma soprattutto perché prendere consapevolezza di come funzionano e di quali contenuti simbolico affettivi sono portatori ci permette di 1) individuarli e interpretarli nella nostra vita con consapevolezza 2) saperli riconoscere nella nostra pratica, nei nostri sogni ecc 3) utilizzarli per qualcun altro, se siamo quel tipo di streghe interventiste che a me piacciono tanto.

Certo è che io non sono una psicologa, ma solo un’amante del genere, quindi non posso né mi permetterei mai di consigliarvi un percorso piuttosto che un altro, degli esercizi o delle tecniche perché quando si tocca la psiche in modo sbagliato non si hanno mai grandi risultati. Tuttavia gli archetipi, in quanto tali, ci appartengono di diritto, sono parte della nostra stessa struttura mentale, ce ne circondiamo ogni giorno, ne scriviamo, ci colmano gli occhi.

I Tarocchi di Marsiglia sono un esempio ben noto di immagini archetipiche

Andiamoli dunque a cercare tra i racconti dell’infanzia, nei libri di mitologia, nelle immagini pubblicitarie, nei video musicali, nel nostro albero genealogico, nell’arte, nelle nostre relazioni amorose e amicali, non ci sarà limite alla scoperta.

“Gli archetipi aiutano a definire personaggi e ruoli” da Brand Archetype Model, Pearson & Mark (2001)

La donna con il serpente in una pubblicità di un noto profumo

 

 

 

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La Triade e la Morrigan

La Dea è rappresentata a discrezione di ciascuno da molti colori, ma i suoi colori fondamentali sono da sempre la triade Bianco/Rosso/Nero. La cosa interessante di questo tris archetipico è che sia il Bianco che il Nero, a dispetto di ciò che si crede, sono entrambi colori di Morte e di Nascita/Fertilità. La triade non è quindi che un cerchio, che rappresenta l’essenza ciclica e multiforme della Dea: Fanciulla/Madre/Crona. 

Questi tre colori possono essere usati per lavorare con qualsiasi Dea Triplice, ma in questa sede vi parlerò solo del loro accostamento alla Morrigan. 

Negli articoli precedenti, in particolare in quello dedicato a Badb, avevo spiegato come i colori caratteristici della Dea fossero proprio il Bianco e il Rosso, poi divenuti colori tipici anche del regno delle Fate. Il Nero è il colore del Corvo, ma anche della Terra Fertile. E’ un colore che rappresenta l’infinita possibilità, il caos primigenio, la probabilità. Le associazioni con la Morrigan sono tante quante ne vogliamo trovare. Ognuno di questi colori può avvicinarci alla comprensione delle tre dee che la compongono.

Vi riporto in sintesi le associazioni che opera la Woodfield nel suo libro. Lei attribuisce il bianco ad Anu, il rosso a Macha e il nero a Badb. Ma Anu è una Dea Madre, è in qualche modo la Danu Irlandese strettamente associata alla fertilità e all’acqua come fonte di vita. Secondo me Anu è quindi anche il Rosso. Badb è invece è il presagio di morte quando viene vista in forma di lavandaia, il suo colore secondo me è anche il Bianco (bianco come morte e come purificazione tramite il lavaggio delle vesti insanguinate). Questo per far capire che le interpretazioni sono varie e dipendono molto dalla sensibilità personale.

Il Rosso, il Bianco e il Nero congiuntamente possono essere utilizzati sotto forma di candele, oggetti ecc. per lavorare con la triplice Morrigan. Il mio consiglio è quello di lasciare che questi colori parlino al vostro inconscio tramite la visualizzazione e la meditazione, sicuramente imparerete di più così che tramite le classiche corrispondenze. 

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Il passaggio spirituale da Fanciulla a Madre

Legge del capitano Penny: Si può fregare tutti per un certo periodo, o qualcuno per sempre, ma non si può fregare la mamma. (Legge di Murphy)

La vita di una donna in Occidente, nella nostra epoca, non è più – fortunatamente – scandita in maniera obbligatoria. Non siamo più costrette a vivere il passaggio da giovani ragazze a donne in modo fisico – attraverso la maternità – ma abbiamo una scelta, e io la ritengo fondamentale.

Tuttavia il passaggio non è solo scandito da un’eventuale gravidanza, ma è qualcosa che secondo me si realizza a livello inconscio e a livello di percezione e desideri.

Riflettevo proprio su questo, quando impersono la Dea sono ancora la Fanciulla? Anche se impedimenti economici e culturali fanno di una donna di 24 anni ancora un essere dipendente dalla famiglia e in qualche modo rallentano il momento del distacco, io non mi sento più una ragazzina, io mi sento e voglio essere considerata un’adulta. Una Madre, se prendiamo come riferimento i tre Archetipi della Dea che meglio conosciamo.

Triple Goddess di Mickie Mueller

Cosa vuol dire essere Madre al di fuori di una effettiva maternità è una domanda interessante da porsi e forse le risposte sono tante quante le donne. Per me essere Madre significa avere una percezione diversa prima di tutto dei miei bisogni personali. Saperli mettere da parte se necessario, volersi prendere cura di qualcun’altro, essere aperta e accogliente e allo stesso tempo fiera e protettiva verso le idee e le persone che amo. Significa salutare con consapevolezza una fase della mia vita e abbracciarne un’altra, diversa bella e difficile dove non sono più solo io. Congedare alcune esperienze fatte, rendersi conto dell’energia investita e di ciò che ne è conseguito.

Non credo che salutare la Fanciulla significhi abbandonare quegli impulsi vitali primari di cui questa figura è portatrice. Vuol dire solo conservarli, metterli da parte, farli diventare energia creativa per qualcos’altro.

Diventare Madri vuol dire forse, laddove è possibile, diventare madri per la nostra di madre che presumibilmente sta abbracciando la terza fase della sua vita. Tentare di perdonare ogni rancore passato, di smettere di essere dipendenti e di aiutare loro ad essere libere dall’idea di dover vivere esclusivamente per noi. Cercare un rapporto alla pari, dove l’appoggio principale siamo noi e non più loro.

Vuol dire anche, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, abbracciare una piena e vivace sessualità. Godere appieno del proprio corpo e tramite esso sperimentare ciò che la maternità è in primis: la chiave di volta che connette nascita e morte. Non a caso il colore della Dea che meglio incarna questo aspetto è il Rosso. E’ il sangue ad essere rosso, lo stesso sangue che segna con le mestruazioni la possibilità della donna di procreare. Il Rosso è un colore di vita e allo stesso tempo di morte, così come il sangue può essere vitale o fatale.

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Incontro con Anu

Prima di proporvi il materiale riguardante Anu vi invito a leggere per chiarezza l’articolo dove riportavo la questione Danu/Morrigan. Questo perchè la Woodfield abbraccia fondamentalmente la teoria secondo cui è Anu la terza Morrigan e non Nemain, la quale invece sarebbe il vero nome di Badb. Si complica ulteriormente la vicenda se notiamo che Anu e Danu sono trattate come la stessa dea e sollevano le stesse questioni. La cruda verità è che sia su Danu che su Anu non abbiamo materiale per avanzare ipotesi concrete, vale lo stesso discorso che facevamo per la Morrigan e Danu: i testi potrebbero confermare l’ipotesi ma essendo fonti tutto sommato recenti e molto probabilmente manipolate nella traduzione non possiamo arrivare a nessuna certezza. L’unica cosa che possiamo fare, se lo vogliamo, è fare esperienza di queste dee e ascoltare ciò che loro ci insegnano in prima persona.

Come sempre, vi consiglio di registrare la meditazione guidata e vi ricordo che il materiale è liberamente tradotto da Stephanie Woodfield – Celtic Lore & Spellcraft of the Dark Goddess: Invoking the Morrigan

 

Vi trovate in una ampia vallata verdeggiante. Alberi di mele carichi di frutti crescono sulle colline intorno a voi. Camminate verso una collina, tra gli alberi, finché non notate un grande tumulo che sorge sul lato del boschetto. Il suo aspetto è perfettamente simmetrico e, osservandolo da vicino, vedete un sentiero a spirale inciso attorno al tumulo, che lo avvolge come un grande serpente. Realizzate che questo deve essere un antico manufatto della terra, un forte delle fate e un ingresso per l’ Altromondo.

Vi sentite spinti a seguire il sentiero serpeggiante e così cominciate a camminare. Il sentiero curva e sale, ma anche se state salendo molto, la camminata non è faticosa.

Improvvisamente udite un suono provenire da lontano. Più in alto vi arrampicate, più forte diventa il suono.

E’ il suono ritmico di un tamburo, che vi ricorda il battito del cuore. Posate una mano sul vostro cuore, percepite il suo ritmo incessante, poi continuate a salire, guidate dal suono del tamburo.

Presto il suono diventa ancora più forte, e potete sentire la sua vibrazione sotto i vostri piedi.

Il sentiero curva e alla vostra destra osservate un’apertura nel fianco della collina: è l’entrata di una caverna. Non siete lontane dalla cima, ma capite che il suono di tamburo proviene dall’interno della caverna, e dunque entrate.

La caverna è ampia abbastanza da consentirvi di stare in piedi comodamente. Un passaggio davanti a voi vi conduce ancora più in profondità dentro la collina, e vi trovate a seguire il suono del tamburo sempre più in profondità nella terra.

Lungo le pareti del tunnel scintillano centinaia di cristalli. Vi avvicinate per toccarne uno, e come le vostre dita ne sfiorano la superficie, un pallido bagliore stellare emana dal cristallo, illuminando la vostra via.

Mentre scendete sempre più in profondità, vi accorgete di un’altra melodia che emerge dal cuore della terra. La melodia è parte del suono di tamburo, è fuori e dentro di esso, e non capite come non avete fatto a notarla prima. Assomiglia al canto di una donna.

Il tunnel finisce e si apre in una grandiosa caverna di cristallo, proprio nel cuore della collina.

Nel centro c’è una donna che canta accanto ad un calderone largo e riccamente adornato. Ora che avete trovato la fonte del suono, vi accorgete che proviene sia dalla donna che dal calderone, e riverbera per la caverna dalle profondità della terra.

I lunghi capelli della donna scendono sulle sue spalle in morbide onde. Ella indossa un lungo vestito, verde come l’erba che cresce sulla collina. I suoi occhi sono del colore del terreno fertile e quando li posa su di voi sapete che siete in presenza della Grande Madre Anu.

Vi fa segno di avvicinarvi, e voi vi avvicinate al calderone. Il calderone è più grande di quanto avevate pensato all’inizio. Alto fino alla vostra vita e largo tanto da poter contenere un essere umano. E’ fatto di un metallo grigio scuro e notate che è intagliato finemente con intricate figure annodate. Il metallo vibra. Posate una mano sul bordo del calderone e sentite una vibrazione pulsante che emana da esso.

 

Anu vi parla con voce dolce come miele: “Io sono la canzone, il battito del cuore, che unifica tutta la vita. Io stabilisco i ritmi e i cicli della vita. Miei sono i misteri della terra scura, del suolo sotto i tuoi piedi. Senza di me non esiste stabilità, non c’è sostentamento. Sono dentro tutto ciò che è verde e cresce. Sono in ogni cosa che vive, e lo sarò per sempre”.

 

Anu allunga una mano, con il palmo rivolto verso l’alto, sopra il calderone. Nel palmo tiene un piccolo seme di mela.

 

“Miei sono i misteri della terra e della crescita, ogni cosa troverà un tempo di rinnovo e un tempo di decadenza. E nemmeno questo sarà permanente. Tuttò ciò che esiste è in costante movimento, condotto dall’incessante ritmo della vita. Vuoi tu apprendere questi misteri?

 

Rispondete di sì. Anu vi sorride e vi posa il seme sul palmo della mano.

“Gettalo nel calderone” vi sussurra, e voi obbedite.

 

Sentite un tintinnio come il seme tocca il fondo del calderone. Il ritmo del tamburo si intensifica, e percepite onde sonore tutto intorno a voi. Un germoglio verde spunta dal fondo del calderone. Mentre lo guardate diventa sempre più alto, fino a diventare un albero. Le radici dell’albero fuoriescono dal calderone, affondando nel terreno attorno a voi. Guardate l’albero: è carico di mele mature.

 

Anu vi si avvicina. Vi prende la mano e la posa sulla corteccia dell’albero. Chiudete gli occhi e diventate l’albero, percepite le radici che affondano nelle profondità del suolo e l’energia pulsante che passa dal terreno all’albero. Sentite i rami dell’albero che si protendono verso l’alto, unendo i poteri del cielo e della terra.

 

“Tutte le cose crescono e cambiano secondo la loro natura. Sii come l’albero, saldamente radicata nella terra, protesa verso il cielo. Durante l’inverno l’albero perde le foglie e dorme per un periodo, ma l’albero sa che la primaverà tornerà e porterà nuovi inizi e una nuova crescita.”

 

Abbracciate Anu, sentendo che il calore e l’amore che emanano dalla Dea vi riempiono l’anima. La visione si annebbia, e voi vi ritrovate nuovamente nel vostro corpo.

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