Articoli con tag: domande

Una riflessione sulle divinità di tendenza

Nella Santeria l’iniziato non può decidere quale Orisha governa la sua testa. E’ il frutto di una complessa divinazione e di un rituale che affidano l’iniziato all’Orisha che lo reclama, non viceversa. Le mie nozioni in merito non sono così estese, ma dal momento che è qualche mese che ascolto con piacere gli esponenti di questa religione ne ho approfittato per fare qualche riflessione anche sulla mia tradizione più occidentale.

Sempre nella Santeria, gli Orisha sono centinaia, ma solo pochi di loro possono governare la testa di qualcuno. Questo è interessante perché una delle preoccupazioni più diffuse nella stregoneria moderna sono le divinità di tendenza, così come in quelle più sciamaniche lo sono gli animali.

Leggo spesso e io stessa mi sono domandata come mai avvengano dei revival periodici di divinità nordiche, celtiche e via dicendo. Noi siamo abituati a pensare, cresciuti all’ombra della Wicca più americanizzata, di poter costruire il nostro percorso in totale autonomia, ignorando i messaggi che provengono da altri mondi, siano questi inconsci o esterni a noi. La pratica della stregoneria è diventata sempre più simile alla compilazione della scheda per un gioco di ruolo: tiro i dadi e vedo un po’ dove incasellare il mio spirito guida, il mio animale totem, il mio dio patrono, scegliendo ovviamente quelli con più appeal personale.

D’altro canto però perché non pensare che esistano così come sono esistite in passato divinità più forti di altre? (Con forti intendo dotate di un culto più diffuso, più influenti, in grado di manifestarsi con più forza nella vita del praticante).

Il rapporto con il divino si basa su uno scambio di energie, prima ancora che su una non meglio definita fede, che è comunque un modo rilevante di dare nutrimento a una forma non incarnata di esistenza. Perciò se assistiamo ad un dilagare di Odino, Morrigan, Ecate, Iside, Apollo ecc ecc a discapito di divinità minori e misconosciute non è forse perché, come nel caso della Santeria, queste divinità (o archetipi, o come meglio preferite), sono in grado di reclamare praticanti mentre le altre non lo sono? Che ne pensate?

 

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Il passaggio spirituale da Fanciulla a Madre

Legge del capitano Penny: Si può fregare tutti per un certo periodo, o qualcuno per sempre, ma non si può fregare la mamma. (Legge di Murphy)

La vita di una donna in Occidente, nella nostra epoca, non è più – fortunatamente – scandita in maniera obbligatoria. Non siamo più costrette a vivere il passaggio da giovani ragazze a donne in modo fisico – attraverso la maternità – ma abbiamo una scelta, e io la ritengo fondamentale.

Tuttavia il passaggio non è solo scandito da un’eventuale gravidanza, ma è qualcosa che secondo me si realizza a livello inconscio e a livello di percezione e desideri.

Riflettevo proprio su questo, quando impersono la Dea sono ancora la Fanciulla? Anche se impedimenti economici e culturali fanno di una donna di 24 anni ancora un essere dipendente dalla famiglia e in qualche modo rallentano il momento del distacco, io non mi sento più una ragazzina, io mi sento e voglio essere considerata un’adulta. Una Madre, se prendiamo come riferimento i tre Archetipi della Dea che meglio conosciamo.

Triple Goddess di Mickie Mueller

Cosa vuol dire essere Madre al di fuori di una effettiva maternità è una domanda interessante da porsi e forse le risposte sono tante quante le donne. Per me essere Madre significa avere una percezione diversa prima di tutto dei miei bisogni personali. Saperli mettere da parte se necessario, volersi prendere cura di qualcun’altro, essere aperta e accogliente e allo stesso tempo fiera e protettiva verso le idee e le persone che amo. Significa salutare con consapevolezza una fase della mia vita e abbracciarne un’altra, diversa bella e difficile dove non sono più solo io. Congedare alcune esperienze fatte, rendersi conto dell’energia investita e di ciò che ne è conseguito.

Non credo che salutare la Fanciulla significhi abbandonare quegli impulsi vitali primari di cui questa figura è portatrice. Vuol dire solo conservarli, metterli da parte, farli diventare energia creativa per qualcos’altro.

Diventare Madri vuol dire forse, laddove è possibile, diventare madri per la nostra di madre che presumibilmente sta abbracciando la terza fase della sua vita. Tentare di perdonare ogni rancore passato, di smettere di essere dipendenti e di aiutare loro ad essere libere dall’idea di dover vivere esclusivamente per noi. Cercare un rapporto alla pari, dove l’appoggio principale siamo noi e non più loro.

Vuol dire anche, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, abbracciare una piena e vivace sessualità. Godere appieno del proprio corpo e tramite esso sperimentare ciò che la maternità è in primis: la chiave di volta che connette nascita e morte. Non a caso il colore della Dea che meglio incarna questo aspetto è il Rosso. E’ il sangue ad essere rosso, lo stesso sangue che segna con le mestruazioni la possibilità della donna di procreare. Il Rosso è un colore di vita e allo stesso tempo di morte, così come il sangue può essere vitale o fatale.

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Cercare il confronto o cercare un maestro?

Quest’anno mi sono trovata in una condizione di grazia per un certo periodo di tempo. Credevo di aver trovato finalmente un maestro nel mio percorso spirituale ma la verità è che non lo volevo veramente, infatti sono riuscita a far saltare in aria tutto con veramente poca classe.

Il problema però che vorrei porre non è la mia vicenda personale, ma piuttosto una questione più generale che tocca da vicino spesso anche in modo significativo molti neopagani: la questione dell’insegnante.

Non ho dubbi che moltissimi di noi sono sul cammino da anni e spesso non per scelta personale i loro contatti con altri neopagani o comunque con persone affini si realizzano esclusivamente per mezzo internet o in maniera molto sporadica di persona. Per questo diventa difficile capire di cosa si ha bisogno veramente nel momento in cui cominciamo più o meno intensamente a ricercare un contatto vis a vis, personale, con qualcuno.

Tra il cercare un insegnante e il cercare un confronto o un’amicizia ce ne passa. Nessuna delle due opzioni è da scartare, le persone che avevo incontrato erano semplicemente stupende ma ognuno di noi ha un carattere differente. Io, ad esempio, sono molto restia dopo un tot di tempo a farmi indirizzare. Quello di cui avevo ed ho ancora bisogno invece è il confronto in comunità, la condivisione delle mie esperienze e l’ascolto di quelle altrui. Sia per un fatto di crescita (confrontarsi ad esempio su tecniche, conoscenze spesso è utile per tracciare la linea tra realtà e fantasia), sia per un fatto di non volersi legare stabilmente ad una tradizione e a tutto ciò che questo comporta (e comporta un sacco di belle cose, ma anche molti oneri), mantenendo comunque un rapporto di reciproca stima e amicizia.

La mia impressione è che spesso si confondano i due piani. L’insegnamento continuo vs la ricerca di condivisione con persone fisicamente presenti.

E’ una domanda da porsi attentamente prima di scomodare un bravo insegnante e ha molto a che fare con il carattere personale. Ci sono alcuni di noi che sono solitari per natura, non riescono ad abbracciare mai completamente un cammino prestabilito ma desiderano invece un cammino tra persone unite, pari ma allo stesso tempo indipendenti nei loro percorsi nell’Arte. Non è una via migliore o peggiore delle altre, è sempre e solo una questione di sapersi ascoltare e conoscere la propria indole.

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Lettera aperta ad un neofita

etimologia di Religione tratta da http://www.etimo.it

Mi rivolgo a voi che là da qualche parte potreste imbattervi nel mio blog ed avere la curiosità o il desiderio di entrare a far parte del vasto panorama neo-pagano.

A voi voglio assolutamente dire: lasciate perdere. Perché è un percorso difficile, ingarbugliato, pieno di trappole e di problemi reali primo tra tutti decidere di aprirsi con gli altri a riguardo. Non è un gioco, non è solo psicologia, non è solo antropologia, è una vera e propria scelta di vita che bene o male influenzerà tutti gli ambiti del vostro vivere quotidiano. Se volete sentirvi solo contemporanei, se volete fare incazzare i vostri genitori, se volete esclusivamente abbracciare l’estetica neo-pagana ve lo dico onestamente: il gioco non vale la candela. Verrete derisi, insultati, dovrete nascondervi, dovrete fare a botte per trovare il tempo di celebrare e di studiare e vi troverete a dover conciliare le vostre credenze con un mondo che se ne sbatte altamente di voi e dei vostri piccoli passi nel mondo degli spiriti. Se non volete farlo veramente vi troverete in qualche anno ad un punto morto. Sarete pieni di libri inutili, pieni di strumenti rituali a prendere polvere sullo scaffale e pieni di convinzioni dettate dalla moda del momento. Se non volete farlo veramente andrete ad ingrossare le fila dei figli della mamma degli stupidi, e farete innervosire anche chi queste cose le fa seriamente, le vive, le suda.

La vita della strega praticante è una vita di ricerca, di evoluzione e di cambiamento. Sono tre parole molto belle da scrivere e sentire, purtroppo quando le vivi ti rendi conto che farne esperienza è meno piacevole. La Strega è una donna saggia, e la saggezza purtroppo non è uno stato di grazia. La wiccan è una persona capace di piegare la realtà e vi assicuro che la frase “la strega è responsabile di ciò che fa e del suo ambiente” non è uno slogan, è parte del patto che stringiamo con noi stesse e con gli Dei, con gli spiriti con cui lavoriamo, con gli elementali e con tutta la compagnia delle ombre. Bisogna essere dediti e disposti a. A migliorarsi, a spendere tempo ed energie, a rischiare e soprattutto a starsene zitti (vedi piramide della strega).

Se decidete di dedicarvi,  o di autoiniziarvi senza essere consapevoli di quello che fate, uscite dal cerchio adesso. Sembra tutto molto facile quando lo leggiamo sui libri ma mettere in pratica anche solo le basi sarà un impegno rilevante. Quando gli Dei che onorate cominceranno a interferire con la vostra vita e voi non ve ne renderete conto sarà un bel casino per tutti. Quando vi renderete conto che la Natura non è lì sempre disponibile ma va conquistata come alleata vi chiederete “chi me lo ha fatto fare”. Appunto, non fatelo dall’inizio.

Se invece non ne potete fare a meno, voglio dirvi felice incontroMi sento di poter riassumere tutto quello che penso in tre punti:

  1. La Wicca NON è l’unica religione neo-pagana. Esistono tonnellate di correnti al giorno d’oggi, forse troppe. L’unico modo che avete di capire quale è giusta per voi è studiarne molte e cominciare a praticarne una. Se cambierete idea nessuno sarà lì con il fucile puntato. Solitamente chi è intenzionato a seguire una religione neo-pagana si prende un anno e un giorno per decidere se quel percorso è adatto a lei/lui o meno. Vi consiglio caldamente di prendervi l’anno e di sfruttarlo il più possibile, anche se non rimarrete su quella strada avrete imparato molte cose.
  2. Non c’è differenza tra internet e il cartaceo: sono entrambi pieni zeppi di cazzate. Usate giudizio quando leggete qualcosa, controllate sempre la bibliografia, i riferimenti, la veridicità storica e scientifica di quello che viene affermato.
  3. Andate nella Natura. Andate al parco, andate nell’aiuola sotto casa, osservate gli animali che vi circondano, anche se non sono carini o fatati, anche se sono mosche e piccioni, quella è Natura. Parlate con gli alberi, radicatevi su della vera terra e meditate assieme agli spiriti del luogo, stringete amicizia con loro. E’ la parte più difficile per noi che viviamo in città. Ma nessuno ha mai detto che questa sia una via facile.

Ma c’è una cosa ancora più importante, che infatti lascio per ultima così può rimanervi bene impressa: non mentite a voi stessi. Chiedetevi ad un certo punto “in cosa credo? in cosa non credo?”, fate i conti con chi siete voi e dove volete andare, perché così come il Cristianesimo non è l’unica via vi assicuro che nemmeno la Stregoneria è fatta per tutti e che c’è sempre l’opzione che voi siate atei, e andrebbe benissimo così. Non è relativismo feroce, è un consiglio amorevole che vi do per stare in pace con voi stessi. Le scelte che fate a livello religioso (che includono il non essere religiosi) riguardano voi e voi soltanto.

Il sito internet dell’osservatorio sulle nuove religioni in Italia

Il sito dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti (UAAR)

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Il gabbiano, sincronicità e viaggi mentali

C’è una domanda che assilla molti di noi, specialmente quando approcciamo argomenti come il viaggio sciamanico: me lo sto immaginando o è reale? Dove finisce la percezione soggettiva e dove comincia quella oggettiva?

Chiariamoci sui termini. Oggettiva nel senso di condivisibile, che esiste separatamente dalla nostra immaginazione e dunque accessibile anche ad altri. Me lo sono domandata spesso: le mie esperienze sciamaniche sono puramente un viaggio nel mio inconscio o qualcosa di più?

Per tentare di dare una risposta voglio raccontarvi di una recente esperienza che mi è capitata.

Sto mettendo su un progettino imprenditoriale per conto mio e sono alla ricerca di un nome. Non un nome qualsiasi, ma proprio un bel nome potente. Di solito, quando sono in crisi creativa, mi affido al viaggio sciamanico. Mi rilasso , accedo al mio luogo di potere e da lì mi muovo nella vastità del paesaggio naturale che lo circonda sotto forma o con l’aiuto dei miei animali di potere, alla ricerca dell’ispirazione o di un messaggio. Ora, tra gli animali che nel tempo si sono alleati con me non c’è mai stato nemmeno per sbaglio il gabbiano. Certo, ne incontro molti nella vita reale, soprattutto quando vado a Roma (ma a Roma vedere un gabbiano è un po’ come vedere un piccione o una mosca, spadroneggiano per la città), ma non ne ho mai incontrato uno come totem, almeno fino a questo momento.

Un altro punto interessante è che ero in macchina con amici. Già. Nel tempo ho imparato a fare di necessità virtù e siccome spesso non ho la tranquillità di starmene stesa a viaggiare, ho deciso che quando voglio un po’ di astrazione lo annuncio e loro sanno che la mia mente è altrove e che se anche mi parlano io sono da un’altra parte. Ma arriviamo al dunque.

Ero nel mio familiare luogo di potere (se ci si lavora un po’ si stabilizza, a prescindere dall’immaginazione, una volta mi è capitato di doverlo ripulire perchè era un po’ che non lo frequentavo ed erano cresciute delle erbacce..), e comincio a chiamare l’animale che di solito mi accompagna in questa ricerca della creatività e del senso. Dopo un po’, non ricordo come, appare un enorme gabbiano. Mi oppongo, credendo fosse la mia mente che cominciava a divagare, ma il gabbiano imperterrito non scompariva anzi, mi invitava a seguirlo e a cavalcarlo. Salgo sul suo dorso e il viaggio comincia. La familiare foresta scompare e ci troviamo su una distesa d’acqua. Il gabbiano mi parla e mi dice: “Il viaggio sarà molto lungo, ma ti porterò nel luogo dove i nomi vengono assegnati, lì potrai chiedere il nome per il tuo progetto”. A questo punto ero mentalmente stanca e distaccata, ero in una sorta di stato alpha ad occhi aperti e mi dispiaceva per i miei compagni di viaggio, quindi ho chiesto cortesemente di poter tornare al mio stato di coscienza normale e di rimandare il nostro incontro in un momento più propizio. Ci ho messo un bel po’ per focalizzare di nuovo la situazione, ma è andata: mai più cavalcate sciamaniche in macchina.

Ovviamente il passo successivo è stato quello di indagare. Perchè il gabbiano? Esiste veramente un luogo dove i nomi vengono assegnati? E ho cominciato a fare quello che noi streghe moderne sappiamo fare meglio: andare su Google. Un’ultima precisazione prima di andare avanti: le mie meditazioni/visualizzazioni ecc. sono un po’ bilingui. Nel senso che la maggior parte delle volte le comunicazioni che ho sono mezze in italiano mezze in inglese, questo perchè per un periodo ho studiato per entrare in una coven madrelingua inglese e mi sono abituata a conversare in inglese. Quindi il messaggio del gabbiano era “the place where names are given”. Googlo esattamente questo, con le virgolette, non aspettandomi nulla se non un “la tua ricerca non ha prodotto nessun risultato”. E invece trovo un blog di una signora che alla ricerca di un cognome dopo la separazione dal marito ha ricevuto lo stesso identico messaggio mentre meditava su una montagna.

Allora cerco cosa rappresenta il Gabbiano, e mi imbatto in un’altra sorpresa. Il Gabbiano è un animale un po’ assente nella mitologia, ma da TUTTE le fonti viene associato al dio celtico Lir e alla dea gallese Don (Don/Danu, vi ricorda qualcosa?). Scavo ancora e scopro un paio di meravigliose leggende nativo americane sulle battaglie tra il Gabbiano e il Corvo per la spartizione del territorio.

Sono due questioni differenti ovviamente, il luogo dei nomi e il Gabbiano, ma entrambe dotate di un’estrema coerenza. Non credo sia un caso che proprio nel periodo in cui tutti i miei sforzi di ricerca siano diretti alla questione Morrigan/Danu mi appaia proprio un Gabbiano, mentre solitamente il mio compagno di viaggio era il Corvo. 

Mi chiedo se altri come me abbiano avuto esperienze simili, di estrema sincronicità, e che spiegazioni/senso gli abbiano dato.

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Perché mi dovete chiamare STREGA senza pensare che sia rimbambita

La domanda più legittima che mi sono sentita porre in riguardo alle mie scelte religiose è se per caso fossi diventata stupida. Perché effettivamente una ragazza di 20 anni che alla domanda Ma quindi sei una strega? Risponde In pratica sì effettivamente potrebbe avere qualche rotella fuori posto o un’infanzia da dimenticare.

Quindi vorrei spiegare qui brevemente perché è importante dire strega così come è importante se qualcuno vi da della puttana rispondere “certo, a tutti piace il sesso”. 

Puttana, Strega, Zitella e chi più ne ha più ne metta non sono altro che nomi appiccicati alle donne nel corso dei secoli per recintare le loro scelte e la loro personalità nell’ambito di una cultura gretta e misogina. Le prime donne a interrogarsi sull’argomento non a caso per prima cosa si riappropriarono precisamente di questo lessico per cambiarne i limiti e il contenuto.

Uno dei telefilm più disprezzati dai pagani (e anche il più visto, ammettetelo) è ad esempio Streghe (o Charmed, in lingua originale). Pensate a che tipo di rivoluzione dell’immaginario ha portato un semplice telefilm: la Strega non è più una vecchia satanista, ma una giovane bella e moderna dalla parte del bene. E questo per fare un esempio noto a tutti. 

Per questo quando ci definiamo streghe non siamo sceme o rincretinite, ma vogliamo semplicemente delineare un nuovo volto nel panorama bombardato del femminile: una donna saggia, consapevole del proprio corpo, presente a se stessa e ai suoi cicli, capace di intervenire nel bene e nel male. 

Immagine

 

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