Articoli con tag: dea

Le sfide dell’amore (considerazioni su Oshun)

E così stasera è di nuovo Luna Piena, me ne sono accorta ieri, prendendo un treno serale, quando la luna è spuntata nella sua lucente maestosità all’orizzonte. Per fortuna non l’ho mancata perché se c’è una cosa di cui sento il bisogno in questo momento è di affidare le mie magagne spirituali alla Dea, comunque vogliate chiamarla, e chiederle di prendermi per mano in questo periodo sentimentalmente ostico della mia vita. Anche i problemi d’amore sono problemi spirituali, mi è stato detto recentemente, ed è qualcosa che ho sempre pensato. La mitologia è piena di donne magnifiche che corrono dietro a uomini mediocri, facciamocene una ragione. I consigli dei guru new age sono al 90% consigli sull’autorealizzazione a prescindere dalla coppia, e anche questo è un fatto.

All’inizio del mio percorso l’amore non mi turbava più di tanto. Sono cresciuta pensando che per me il lavoro, la carriera e lo studio venissero prima del mio appagamento sentimentale. Se è vero per molti tuttavia il mio percorso di autoconsapevolezza mi ha insegnato che per me non è così. L’Amore conta, forse perché sono un segno d’acqua inguaribilmente romantico, chissà. O forse perché esiste davvero un prima e un dopo il sesso, cambia qualcosa nella vita, nel pensiero, nelle aspettative riguardanti gli altri.

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Magia che fai, lingua che parli

La funzione del linguaggio non è quella d’informare, ma di evocare.

Jacques Lacan

No, Lacan non stava parlando proprio dell’evocazione come ce la stiamo immaginando noi in questo momento, ma ho colto al balzo l’aforisma perché sembrava perfetto per introdurre l’argomento di oggi: il linguaggio e la magia. Per linguaggio intendo la lingua che si parla, a cui appartengono le parole che si pronunciano nell’atto di fare magia. A questo proposito la teoria, che non conosco, sarà sicuramente vasta.

Ricordo un passaggio del buon Crowley che descriveva (in Magick) gli effetti di un inno in greco antico su un giovane che di greco antico non sapeva proprio nulla. Il ragazzo, nonostante non sapesse cosa stava ascoltando, ebbe comunque una visione della divinità invocata e intuì chiaramente, per altre vie, di cosa si stava parlando.  Vero o no l’episodio costituisce comunque uno spunto per riflettere sul fatto che la lingua porta con sé un potere particolare, una cultura, un vissuto, un significato che non può non avere rilevanza nella pratica.

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Una riflessione sulle divinità di tendenza

Nella Santeria l’iniziato non può decidere quale Orisha governa la sua testa. E’ il frutto di una complessa divinazione e di un rituale che affidano l’iniziato all’Orisha che lo reclama, non viceversa. Le mie nozioni in merito non sono così estese, ma dal momento che è qualche mese che ascolto con piacere gli esponenti di questa religione ne ho approfittato per fare qualche riflessione anche sulla mia tradizione più occidentale.

Sempre nella Santeria, gli Orisha sono centinaia, ma solo pochi di loro possono governare la testa di qualcuno. Questo è interessante perché una delle preoccupazioni più diffuse nella stregoneria moderna sono le divinità di tendenza, così come in quelle più sciamaniche lo sono gli animali.

Leggo spesso e io stessa mi sono domandata come mai avvengano dei revival periodici di divinità nordiche, celtiche e via dicendo. Noi siamo abituati a pensare, cresciuti all’ombra della Wicca più americanizzata, di poter costruire il nostro percorso in totale autonomia, ignorando i messaggi che provengono da altri mondi, siano questi inconsci o esterni a noi. La pratica della stregoneria è diventata sempre più simile alla compilazione della scheda per un gioco di ruolo: tiro i dadi e vedo un po’ dove incasellare il mio spirito guida, il mio animale totem, il mio dio patrono, scegliendo ovviamente quelli con più appeal personale.

D’altro canto però perché non pensare che esistano così come sono esistite in passato divinità più forti di altre? (Con forti intendo dotate di un culto più diffuso, più influenti, in grado di manifestarsi con più forza nella vita del praticante).

Il rapporto con il divino si basa su uno scambio di energie, prima ancora che su una non meglio definita fede, che è comunque un modo rilevante di dare nutrimento a una forma non incarnata di esistenza. Perciò se assistiamo ad un dilagare di Odino, Morrigan, Ecate, Iside, Apollo ecc ecc a discapito di divinità minori e misconosciute non è forse perché, come nel caso della Santeria, queste divinità (o archetipi, o come meglio preferite), sono in grado di reclamare praticanti mentre le altre non lo sono? Che ne pensate?

 

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Sognare è un bel casino..

.. ma è inevitabile. 

Facciamoci i conti – io in primis – perché mi sono avvicinata alla Stregoneria? Cosa mi riesce meglio? Cosa mi chiede di fare la Dea? (Perchè io ho prestato un giuramento, e il mio giuramento risponde alla sua chiamata). Ci sono molte cose che mi attirano a periodi, ma se c’è n’è una che proprio non mi abbandona è questa capacità di sognare fuori dal comune.

Sogno moltissimo, anche quando non vorrei. Per un periodo la cosa mi ha impedito di riposarmi di notte perché ogni sogno si trasformava in un’avventura, in una rivelazione, o in una beneamata paralisi notturna. Ho sempre affrontato tutto questo con molta calma e molta logica.

Poi ho letto una frase di Dion Fortune che ha cominciato a minare la mia razionalità scientifica: “Chi ha le allucinazioni dice di aver avuto esperienze paranormali, e chi ha esperienze paranormali dice di avere le allucinazioni”. Porca miseria, sarà il mio caso?

Ultimamente lavoro molto sul sognare perché data questa predisposizione a ricordare il sogno è probabilmente il metodo più facile che ho per viaggiare. Così ogni santa notte, che siano pure le quattro di mattina, io mi stendo e richiamo la mia guida, mi colloco nel mio luogo di potere o dovunque io venga condotta e da lì…. non ricordo nulla. Strano no, per una che ricorda i sogni che faceva da ragazzina come se fossero stati sognati ieri?!

Solo da qualche giorno ho cominciato a ricordare, sono dei veri ricordi o solo delle sensazioni. Stanotte incontravo le persone di cui ho parlato nel post sulla ricerca dell’insegnante. Erano reali, mi parlavano normalmente e scambiavamo battute su quello che era successo. Poi, mi insegnavano qualcosa, che ovviamente ricordo solo in parte. E di sogni così, che ti lasciano solo con questa vaga sensazione di aver appreso qualcosa di fondamentale, ricordo di averne fatti anche in passato ma mai come in queste ultime notti.

Qualcosa di simile lo descriveva anche Castaneda – che io ritengo comunque un criminale – ma devo ammettere che ho capito perfettamente cosa intendeva quando descriveva il suo apprendimento nella Seconda Attenzione.

Avvalersi del sogno è una bella rottura, anche se io amo profondamente questo aspetto della mia vita. Fondamentalmente potrei meditare 24 ore al giorno, ma sognare? Giusto quelle 8 ore scarse a notte, e se la mattina non sto attenta a seguire una routine autoimposta, ad evitare conversazioni precoci, ecco che tutto svanisce e non rimane che attendere la notte successiva, (perché se dormo di pomeriggio sognerò giusto quello che mi suggerisce la digestione).

E poi sognare o viaggiare? Quando viaggio me ne accorgo in qualche modo. Mi muovo lungo paesaggi che hanno una loro concretezza, incontro persone che mi suggeriscono cose sensate e ricorrono elementi del viaggio tipicamente sciamanico, in particolare i tunnel e le caverne. Ricevo messaggi che mi riempiono lo spirito, mi rendono felice per un giorno intero o triste per aver lasciato un luogo paradisiaco.

Sognare mi permette di affidarmi completamente al mio inconscio e al mio istinto, che con fatica riesco a far emergere nella veglia. E’ un atto di fiducia verso me stessa e il modo di ascoltarsi più autentico che abbiamo a disposizione.

Altra domanda, si può sognare per la comunità, per altri che non siamo noi? Sicuramente sì. Quando ero più piccola mi è successo un paio di volte di sognare persone morte care a miei amici che mi lasciavano messaggi per loro. Più grandicella sognavo l’arrivo di persone reali che puntualmente irrompevano nella vita dei miei più cari amici o nella mia. Anche qui, difficile distinguere il sogno dalla realtà (passatemi il gioco di parole), tutto sta come al solito nello sperimentare ed nell’affidarsi all’esperienza.

 

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La Triade e la Morrigan

La Dea è rappresentata a discrezione di ciascuno da molti colori, ma i suoi colori fondamentali sono da sempre la triade Bianco/Rosso/Nero. La cosa interessante di questo tris archetipico è che sia il Bianco che il Nero, a dispetto di ciò che si crede, sono entrambi colori di Morte e di Nascita/Fertilità. La triade non è quindi che un cerchio, che rappresenta l’essenza ciclica e multiforme della Dea: Fanciulla/Madre/Crona. 

Questi tre colori possono essere usati per lavorare con qualsiasi Dea Triplice, ma in questa sede vi parlerò solo del loro accostamento alla Morrigan. 

Negli articoli precedenti, in particolare in quello dedicato a Badb, avevo spiegato come i colori caratteristici della Dea fossero proprio il Bianco e il Rosso, poi divenuti colori tipici anche del regno delle Fate. Il Nero è il colore del Corvo, ma anche della Terra Fertile. E’ un colore che rappresenta l’infinita possibilità, il caos primigenio, la probabilità. Le associazioni con la Morrigan sono tante quante ne vogliamo trovare. Ognuno di questi colori può avvicinarci alla comprensione delle tre dee che la compongono.

Vi riporto in sintesi le associazioni che opera la Woodfield nel suo libro. Lei attribuisce il bianco ad Anu, il rosso a Macha e il nero a Badb. Ma Anu è una Dea Madre, è in qualche modo la Danu Irlandese strettamente associata alla fertilità e all’acqua come fonte di vita. Secondo me Anu è quindi anche il Rosso. Badb è invece è il presagio di morte quando viene vista in forma di lavandaia, il suo colore secondo me è anche il Bianco (bianco come morte e come purificazione tramite il lavaggio delle vesti insanguinate). Questo per far capire che le interpretazioni sono varie e dipendono molto dalla sensibilità personale.

Il Rosso, il Bianco e il Nero congiuntamente possono essere utilizzati sotto forma di candele, oggetti ecc. per lavorare con la triplice Morrigan. Il mio consiglio è quello di lasciare che questi colori parlino al vostro inconscio tramite la visualizzazione e la meditazione, sicuramente imparerete di più così che tramite le classiche corrispondenze. 

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Il passaggio spirituale da Fanciulla a Madre

Legge del capitano Penny: Si può fregare tutti per un certo periodo, o qualcuno per sempre, ma non si può fregare la mamma. (Legge di Murphy)

La vita di una donna in Occidente, nella nostra epoca, non è più – fortunatamente – scandita in maniera obbligatoria. Non siamo più costrette a vivere il passaggio da giovani ragazze a donne in modo fisico – attraverso la maternità – ma abbiamo una scelta, e io la ritengo fondamentale.

Tuttavia il passaggio non è solo scandito da un’eventuale gravidanza, ma è qualcosa che secondo me si realizza a livello inconscio e a livello di percezione e desideri.

Riflettevo proprio su questo, quando impersono la Dea sono ancora la Fanciulla? Anche se impedimenti economici e culturali fanno di una donna di 24 anni ancora un essere dipendente dalla famiglia e in qualche modo rallentano il momento del distacco, io non mi sento più una ragazzina, io mi sento e voglio essere considerata un’adulta. Una Madre, se prendiamo come riferimento i tre Archetipi della Dea che meglio conosciamo.

Triple Goddess di Mickie Mueller

Cosa vuol dire essere Madre al di fuori di una effettiva maternità è una domanda interessante da porsi e forse le risposte sono tante quante le donne. Per me essere Madre significa avere una percezione diversa prima di tutto dei miei bisogni personali. Saperli mettere da parte se necessario, volersi prendere cura di qualcun’altro, essere aperta e accogliente e allo stesso tempo fiera e protettiva verso le idee e le persone che amo. Significa salutare con consapevolezza una fase della mia vita e abbracciarne un’altra, diversa bella e difficile dove non sono più solo io. Congedare alcune esperienze fatte, rendersi conto dell’energia investita e di ciò che ne è conseguito.

Non credo che salutare la Fanciulla significhi abbandonare quegli impulsi vitali primari di cui questa figura è portatrice. Vuol dire solo conservarli, metterli da parte, farli diventare energia creativa per qualcos’altro.

Diventare Madri vuol dire forse, laddove è possibile, diventare madri per la nostra di madre che presumibilmente sta abbracciando la terza fase della sua vita. Tentare di perdonare ogni rancore passato, di smettere di essere dipendenti e di aiutare loro ad essere libere dall’idea di dover vivere esclusivamente per noi. Cercare un rapporto alla pari, dove l’appoggio principale siamo noi e non più loro.

Vuol dire anche, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, abbracciare una piena e vivace sessualità. Godere appieno del proprio corpo e tramite esso sperimentare ciò che la maternità è in primis: la chiave di volta che connette nascita e morte. Non a caso il colore della Dea che meglio incarna questo aspetto è il Rosso. E’ il sangue ad essere rosso, lo stesso sangue che segna con le mestruazioni la possibilità della donna di procreare. Il Rosso è un colore di vita e allo stesso tempo di morte, così come il sangue può essere vitale o fatale.

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Incontro con Anu

Prima di proporvi il materiale riguardante Anu vi invito a leggere per chiarezza l’articolo dove riportavo la questione Danu/Morrigan. Questo perchè la Woodfield abbraccia fondamentalmente la teoria secondo cui è Anu la terza Morrigan e non Nemain, la quale invece sarebbe il vero nome di Badb. Si complica ulteriormente la vicenda se notiamo che Anu e Danu sono trattate come la stessa dea e sollevano le stesse questioni. La cruda verità è che sia su Danu che su Anu non abbiamo materiale per avanzare ipotesi concrete, vale lo stesso discorso che facevamo per la Morrigan e Danu: i testi potrebbero confermare l’ipotesi ma essendo fonti tutto sommato recenti e molto probabilmente manipolate nella traduzione non possiamo arrivare a nessuna certezza. L’unica cosa che possiamo fare, se lo vogliamo, è fare esperienza di queste dee e ascoltare ciò che loro ci insegnano in prima persona.

Come sempre, vi consiglio di registrare la meditazione guidata e vi ricordo che il materiale è liberamente tradotto da Stephanie Woodfield – Celtic Lore & Spellcraft of the Dark Goddess: Invoking the Morrigan

 

Vi trovate in una ampia vallata verdeggiante. Alberi di mele carichi di frutti crescono sulle colline intorno a voi. Camminate verso una collina, tra gli alberi, finché non notate un grande tumulo che sorge sul lato del boschetto. Il suo aspetto è perfettamente simmetrico e, osservandolo da vicino, vedete un sentiero a spirale inciso attorno al tumulo, che lo avvolge come un grande serpente. Realizzate che questo deve essere un antico manufatto della terra, un forte delle fate e un ingresso per l’ Altromondo.

Vi sentite spinti a seguire il sentiero serpeggiante e così cominciate a camminare. Il sentiero curva e sale, ma anche se state salendo molto, la camminata non è faticosa.

Improvvisamente udite un suono provenire da lontano. Più in alto vi arrampicate, più forte diventa il suono.

E’ il suono ritmico di un tamburo, che vi ricorda il battito del cuore. Posate una mano sul vostro cuore, percepite il suo ritmo incessante, poi continuate a salire, guidate dal suono del tamburo.

Presto il suono diventa ancora più forte, e potete sentire la sua vibrazione sotto i vostri piedi.

Il sentiero curva e alla vostra destra osservate un’apertura nel fianco della collina: è l’entrata di una caverna. Non siete lontane dalla cima, ma capite che il suono di tamburo proviene dall’interno della caverna, e dunque entrate.

La caverna è ampia abbastanza da consentirvi di stare in piedi comodamente. Un passaggio davanti a voi vi conduce ancora più in profondità dentro la collina, e vi trovate a seguire il suono del tamburo sempre più in profondità nella terra.

Lungo le pareti del tunnel scintillano centinaia di cristalli. Vi avvicinate per toccarne uno, e come le vostre dita ne sfiorano la superficie, un pallido bagliore stellare emana dal cristallo, illuminando la vostra via.

Mentre scendete sempre più in profondità, vi accorgete di un’altra melodia che emerge dal cuore della terra. La melodia è parte del suono di tamburo, è fuori e dentro di esso, e non capite come non avete fatto a notarla prima. Assomiglia al canto di una donna.

Il tunnel finisce e si apre in una grandiosa caverna di cristallo, proprio nel cuore della collina.

Nel centro c’è una donna che canta accanto ad un calderone largo e riccamente adornato. Ora che avete trovato la fonte del suono, vi accorgete che proviene sia dalla donna che dal calderone, e riverbera per la caverna dalle profondità della terra.

I lunghi capelli della donna scendono sulle sue spalle in morbide onde. Ella indossa un lungo vestito, verde come l’erba che cresce sulla collina. I suoi occhi sono del colore del terreno fertile e quando li posa su di voi sapete che siete in presenza della Grande Madre Anu.

Vi fa segno di avvicinarvi, e voi vi avvicinate al calderone. Il calderone è più grande di quanto avevate pensato all’inizio. Alto fino alla vostra vita e largo tanto da poter contenere un essere umano. E’ fatto di un metallo grigio scuro e notate che è intagliato finemente con intricate figure annodate. Il metallo vibra. Posate una mano sul bordo del calderone e sentite una vibrazione pulsante che emana da esso.

 

Anu vi parla con voce dolce come miele: “Io sono la canzone, il battito del cuore, che unifica tutta la vita. Io stabilisco i ritmi e i cicli della vita. Miei sono i misteri della terra scura, del suolo sotto i tuoi piedi. Senza di me non esiste stabilità, non c’è sostentamento. Sono dentro tutto ciò che è verde e cresce. Sono in ogni cosa che vive, e lo sarò per sempre”.

 

Anu allunga una mano, con il palmo rivolto verso l’alto, sopra il calderone. Nel palmo tiene un piccolo seme di mela.

 

“Miei sono i misteri della terra e della crescita, ogni cosa troverà un tempo di rinnovo e un tempo di decadenza. E nemmeno questo sarà permanente. Tuttò ciò che esiste è in costante movimento, condotto dall’incessante ritmo della vita. Vuoi tu apprendere questi misteri?

 

Rispondete di sì. Anu vi sorride e vi posa il seme sul palmo della mano.

“Gettalo nel calderone” vi sussurra, e voi obbedite.

 

Sentite un tintinnio come il seme tocca il fondo del calderone. Il ritmo del tamburo si intensifica, e percepite onde sonore tutto intorno a voi. Un germoglio verde spunta dal fondo del calderone. Mentre lo guardate diventa sempre più alto, fino a diventare un albero. Le radici dell’albero fuoriescono dal calderone, affondando nel terreno attorno a voi. Guardate l’albero: è carico di mele mature.

 

Anu vi si avvicina. Vi prende la mano e la posa sulla corteccia dell’albero. Chiudete gli occhi e diventate l’albero, percepite le radici che affondano nelle profondità del suolo e l’energia pulsante che passa dal terreno all’albero. Sentite i rami dell’albero che si protendono verso l’alto, unendo i poteri del cielo e della terra.

 

“Tutte le cose crescono e cambiano secondo la loro natura. Sii come l’albero, saldamente radicata nella terra, protesa verso il cielo. Durante l’inverno l’albero perde le foglie e dorme per un periodo, ma l’albero sa che la primaverà tornerà e porterà nuovi inizi e una nuova crescita.”

 

Abbracciate Anu, sentendo che il calore e l’amore che emanano dalla Dea vi riempiono l’anima. La visione si annebbia, e voi vi ritrovate nuovamente nel vostro corpo.

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