Santeria

Le sfide dell’amore (considerazioni su Oshun)

E così stasera è di nuovo Luna Piena, me ne sono accorta ieri, prendendo un treno serale, quando la luna è spuntata nella sua lucente maestosità all’orizzonte. Per fortuna non l’ho mancata perché se c’è una cosa di cui sento il bisogno in questo momento è di affidare le mie magagne spirituali alla Dea, comunque vogliate chiamarla, e chiederle di prendermi per mano in questo periodo sentimentalmente ostico della mia vita. Anche i problemi d’amore sono problemi spirituali, mi è stato detto recentemente, ed è qualcosa che ho sempre pensato. La mitologia è piena di donne magnifiche che corrono dietro a uomini mediocri, facciamocene una ragione. I consigli dei guru new age sono al 90% consigli sull’autorealizzazione a prescindere dalla coppia, e anche questo è un fatto.

All’inizio del mio percorso l’amore non mi turbava più di tanto. Sono cresciuta pensando che per me il lavoro, la carriera e lo studio venissero prima del mio appagamento sentimentale. Se è vero per molti tuttavia il mio percorso di autoconsapevolezza mi ha insegnato che per me non è così. L’Amore conta, forse perché sono un segno d’acqua inguaribilmente romantico, chissà. O forse perché esiste davvero un prima e un dopo il sesso, cambia qualcosa nella vita, nel pensiero, nelle aspettative riguardanti gli altri.

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Fare pace con Dio

Ieri sera ho visto un film che a quanto pare non potevo perdermi per nessun motivo, e ora capisco perché. Sto parlando di Vita di Pi, diretto da Ang Lee.

Capita proprio in un momento in cui sto riflettendo spesso sul fatto che ogni religione non deve escludere per forza l’altra, riflessione che deriva soprattutto dalla natura sincretica della Santeria. Quando ho chiesto come potevo cominciare a lavorare con un certo Orisha mi è stato consigliato di utilizzare un immagine africana o in alternativa una cattolica, senza problemi.

Vita di Pi descrive un personaggio che nelle religioni è stato capace di cogliere le connessioni, le assonanze e tutto ciò che è positivo. Non viene nominato il Male nemmeno una volta. Pi è induista, cattolico e musulmano e tutto ciò dove la sua anima lo conduce, dal momento che considera la fede una casa con molte stanze. Un’altra donna (che vedrete sarà presto sulla bocca di tutti grazie alla nuova stagione di American Horror Story!) – sto parlando di Marie Laveau – era nota per frequentare prima la messa cattolica e poi Congo Square senza troppi problemi. Sono solo due esempi (di cui uno letterario, me ne rendo conto), di come si possa vivere la fede, la religione in modo positivo e propositivo.

Per tanti anni ho odiato con tutta me stessa la fede cattolica in cui sono stata cresciuta. Non so se a torto o ragione, ma ho cominciato a capire che forse ho confuso l’uomo con Dio. Che ciò che non mi è andato bene e con cui mai sarò d’accordo sono le posizioni di certi uomini e certe donne e non il messaggio di una religione in sé.

Certo non sto pensando né di tornare a messa a farmi dire cosa fare o non fare (non è proprio il mio forte) né di cresimarmi né di sposarmi un giorno in chiesa. Del resto, volente o nolente, la mia cultura è scissa tra un’ infanzia di cattolicesimo e un tempo equivalente ma più consapevole di neopaganesimo. Sono due anime che non nascono certo per convivere eppure lo fanno nella storia di molti di noi.

Forse la mia però è un’età in cui posso far pace con quel Dio che ho rinnegato tanti anni fa e lasciare che anche questa parte di me abbia modo di esprimersi.

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Magia che fai, lingua che parli

La funzione del linguaggio non è quella d’informare, ma di evocare.

Jacques Lacan

No, Lacan non stava parlando proprio dell’evocazione come ce la stiamo immaginando noi in questo momento, ma ho colto al balzo l’aforisma perché sembrava perfetto per introdurre l’argomento di oggi: il linguaggio e la magia. Per linguaggio intendo la lingua che si parla, a cui appartengono le parole che si pronunciano nell’atto di fare magia. A questo proposito la teoria, che non conosco, sarà sicuramente vasta.

Ricordo un passaggio del buon Crowley che descriveva (in Magick) gli effetti di un inno in greco antico su un giovane che di greco antico non sapeva proprio nulla. Il ragazzo, nonostante non sapesse cosa stava ascoltando, ebbe comunque una visione della divinità invocata e intuì chiaramente, per altre vie, di cosa si stava parlando.  Vero o no l’episodio costituisce comunque uno spunto per riflettere sul fatto che la lingua porta con sé un potere particolare, una cultura, un vissuto, un significato che non può non avere rilevanza nella pratica.

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Ottobre mio che ti racconto: rame e acqua di florida contro il logorio dei prezzi online

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Il dolce far niente che mi ha spinto a ravanare negli anfratti di casa mi ha condotto dritta dritta da questi splendori in rame che avranno una quantità d’anni che nemmeno voglio scrivere.

Per fortuna mia madre che pure è una marittima convinta ha respirato un po’ di know how campagnolo dalla signora di nonna, per cui sapeva come pulire il rame senza rovinarlo e me lo ha insegnato (in pratica tanto aceto, sale grosso e via a strofinare. Con i guanti, altrimenti le mani diventano verdi).

Ho sottratto al disuso una pentola e due recipienti che sembrano quasi da torta data la forma tonda. E’ inutile dire che questo fatto mi esalta. Il rame è bello, a parte tutto, quando è pulito acquista una sfumatura quasi da pelle viva e il nero dovuto al tempo che è passato crea dei giochi di forme molto suggestivi (specialmente nel pezzo forte della collezione, cioè il pentolone – che non ho ancora chiamato calderone per pudore..).

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L’iniziazione è un fatto umano

Tempo fa parlavo della mia personalissima difficoltà a fidarmi completamente di una guida “religiosa”.

Sono precisamente 11 anni che ho rifiutato qualsiasi ingerenza nel mio percorso, atteggiamento che mi ha portato anche a scaricare indegnamente la coven Wicca che avevo trovato dopo tanta fatica e tante ricerche. Perché se da un lato il bisogno di imparare da qualcuno, di affidarsi, è sempre stato presente, dall’altro la fiducia nel prossimo è sempre stata poca, a prescindere. Fiducia sulla qualità e sulla realtà di ciò che viene insegnato e fiducia sulla persona che te lo insegna. In Italia (e dico così semplicemente perché è l’unica realtà che posso dire di conoscere), nasce una corrente al giorno, una sacerdotessa al giorno. E non va bene. Pur sentendomi ormai estranea al discorso prettamente neopagano, che pure ha modellato la mia persona per tanti anni e negli anni più importanti, storco il naso di fronte alla deriva a cui stiamo assistendo.

Un osservatore attento non potrà che concordare, ma non è questo ciò di cui volevo parlarvi oggi.

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Il Bòveda Espiritual

Da dove la strega trae il suo potere?

Questa è la domanda chiave per indagare la propria e l’altrui pratica, ma a prescindere dalla tradizione in cui vi trovate c’è una risposta che vale per tutti: dalla linea di parentele. I vostri antenati, i vostri familiari, sono la vostra prima fonte di protezione e potere perché è grazie a loro (o malgrado loro, a volte), che siete qui adesso e che siete le persone che siete.

In ogni tradizione troverete le indicazioni per ricordare e onorare i cari defunti, la linea ancestrale della famiglia. Non importa la vostra visione della divinità, i vostri morti accorreranno comunque prima perché vi hanno amato, avete condiviso lo stesso sangue, ed è un legame che permane.* (Nella Santeria si dice che “i morti vengono prima dei santi”).

*Credere o non credere alla vita dopo la morte è una scelta personale, e io non sono qui per convincervi di qualcosa, ma solo per condividere le mie ricerche.

Il dialogo con gli antenati è culturalmente trasversale, ed è un fatto tipicamente umano. Cercherò dunque di illustrarvi uno dei modi per coltivare un rapporto con i vostri antenati: la creazione e il mantenimento del Bòveda Espiritual.

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