Letture Wiccan, ovvero come smetterla di puntare il dito


L’altra sera ero alla presentazione romana di un libro che ha catturato la mia curiosità per il nome dell’autrice e per le buone parole spese da tutti quelli che l’avevano letto. Si tratta de I Poteri della Wicca di Vivianne Crowley. Apparte il titolo infelice è un libro che mi sto letteralmente divorando e di cui onestamente si sentiva il bisogno. Perché se è vero che non tutti i libri sulla Wicca provenienti dall’America sono merda, quelli buoni non sono molti, e il dato da non dimenticare è che la Wicca è forse l’unica religione che l’Inghilterra abbia regalato al mondo. Questo incontro letterario inoltre è capitato proprio mentre stavo finendo di leggere (anche lì, avidamente), l’autobiografia della stupenda Maxine Sanders intitolata Firechild.

Nelle pagine della Sanders e della Crowley si respira un’aria “nuova”, intelligente e di prima mano di ciò che la Wicca in teoria dovrebbe essere. Riferimenti corretti alla storia, alla psicologia, racconti di cuore di un’esperienza molto lontana da ciò che si respira oggi nell’ambiente neopagano. Che cosa si respira oggi, direte voi? Io non lo per certo, essendo la mia esperienza vis a vis estremamente circoscritta e quella online sicuramente non interamente rappresentativa. Tuttavia è innegabile che il seme della zizzania è stato piantato e coltivato e getta la sua ombra un po’ qui e un po’ lì. Tutti ce l’hanno con tutti. I tradizionalisti ce l’hanno con i non tradizionalisti, gli iniziati con i non-iniziati, e tutti insieme ce l’hanno contro la Wicca, contro le persone che la promuovono e la vivono e cercano di rappresentarla.

Il discorso medio, che è stato anche il mio, e scrivo appunto per dire che sento di aver avuto profondamente torto, è sempre lo stesso: la Wicca mi ha permesso di essere dove sono ora, ma chi la pratica è un minchione. Esiste un termine apposito, è inutile ignorarlo, che è wiccaminchia, ed è l’appellativo con cui viene indirizzato il neofita entusiasta e solo che si affaccia innocentemente ai Misteri armato solo di libri e grossi pentacoli vistosi appesi al collo. Così tante persone hanno sentito il bisogno di distanziarsi dalla Wicca in modo polemico che viene veramente da chiedersi il perché, soprattutto nel momento in cui l’esperienza solitaria non può che essere un’espressione di riflesso di una religione fondamentalmente praticata in gruppo.

Definirsi per negazione è la base dell’identificazione culturale. Greci e Barbari ne sono l’esempio lampante. Può essere una fase necessaria, come quando si odia il Cristianesimo per amare qualcos’altro. Ma una fase è una fase, e protrarla a tempo indeterminato solo per il gusto di sentirsi superiori è qualcosa che trovo ridicolo.

Dall’altra parte il cosiddetto tradizionalismo è spesso (non sempre, spesso!) propugnato da persone che praticherebbero qualsiasi cosa possa nutrire il loro ego non rendendosi conto di star facendo l’opposto delle loro apparenti intenzioni di apportare più correttezza e aderenza storica alla pratica territoriale. Il termine tradizionalista sta diventando un insulto, sinonimo di intollerranza e grettezza, almeno quanto wiccan lo è diventato di incompetenza e faciloneria. Se qualcuno mi presenta come una tradizionalista, la mia prima reazione è di offendermi, ci sarà pure un motivo?

Si dimentica insomma che un percorso dell’individuo verso il divino o anche semplicemente verso se stesso è, appunto, personale. Senza nulla togliere alla necessità di un certo rigore nell’insegnamento corretto dell’Arte, ci vorrebbe più rispetto per chi, per un motivo o per un altro, privo di una guida, annaspa nel variegato mondo dell’esoterismo. Non ci si può innalzare su un piedistallo nel momento in cui poi non si è disposti a prendere per mano chi ne ha bisogno. Quando eravamo piccoli e stupidi non c’è forse qualcuno che è stato paziente con noi? Qualcuno che ci ha spiegato, anche solo per caso, come fare meglio le cose, che ci ha almeno indirizzato? Non sto certo dicendo che l’Arte vada insegnata a TUTTI. Non sono per niente buonista. Ma qui stiamo parlando del discredito gettato senza distinzioni su una delle religioni moderne più belle e vivaci con cui abbiamo il piacere di confrontarci al momento attuale. Andrebbe preservata e incoraggiata, non distrutta a colpi di battutine feroci.

Se poi invece ritenete che per voi sia meglio praticare qualche religione diversa, più segreta, migliore, fatelo, ma senza rompere le palle. Se è segreto è segreto, tenetevelo per voi. O se pensate che voler vivere nel 2013 come un antico romano sia meno ridicolo di essere wiccan, non so come dirvelo, ma all’apparenza non è proprio così.

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Categorie: Attualità, Neofiti, Neopaganesimo | Tag: , , , , , , , , , , , , | 8 commenti

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8 pensieri su “Letture Wiccan, ovvero come smetterla di puntare il dito

  1. Anche io ho trovato estremamente ben fatto il libro della Crowley di cui ho anche scritto a suo tempo una recensione; Esattamente come dici tu, non ho mai capito la necessità della comunità neopagana, principalmente italiana, di screditare la Wicca in favore di altri credi religiosi dal momento che quest’ultima ha avuto la sfortuna di essere stata-e di essere tutt’ora- una moda per alcune persone, non necessariamente adolescenti.
    Con l’ultima frase, poi, hai riassunto perfettamente il concetto! 😉

  2. Annaspare è un conto, nuotare nel mare dell’ignoranza senza intenzione di cavarsene fuori è ben altra storia. Con questo non parlo solamente di wiccan, anzi, ma di neopagani in generale e devo ammettere che non mi piace proprio quando c’è gente che ridicolizza l’intera categoria solamente perché non ha capito niente di quello che dice di professare. Quello che non mi piace vedere è gente che, pur tovandosi di fronte ad un percorso bello, ricco, vivo e dalle possibilità illimitate, si rinchiude da sola dentro delle sbarre.
    D’altronde non me la prendo certo con i wiccan per questo, la gente è quel che è al di là della propria religione e fare divisionismo all’interno di una minorità religiosa è, ai miei occhi, abbastanza assurdo. Ma non nego che a volte, all’ennesima domanda di chi “sono wiccan da sempre, però non ho capito in cosa crediamo. Ed è vero che facciamo i rituali nudi?” una parolaccia ci scappa, ma con amore ù.ù

    • ahahah come darti torto. Del resto il discorso “entrare in un percorso solo per pompare il proprio ego” vale da tutte le parti. Queste persone hanno bisogno di appartenere, di riconoscersi – forse – nell’archetipo molto appagante della strega. Per loro dire sono da sempre stata wiccan è un modo per sentirsi e pensarsi più potenti, nel momento in cui la vita li prende a bastonate come fa con tutti. Poi c’è anche da dire che spesso chi è “wiccan da sempre” in realtà è arrivato fresco da tre mesi nel percorso, secondo me non puoi durare anni senza sapere proprio niente, sia perché non ha senso, sia perché la comunità poi tenderà a escluderti in modo quasi naturale.

      • Secondo me diventa anche un modo per essere accettati dal gruppo, soprattutto quando sono presenti persone che ci sembrano chissà chi (sia perché sono più avanti di noi nel percorso o perché, peggio, si pongono come dei santoni) e allora per cercare di difendersi da chi punta il dito perché non sei consacrato, sei un pivellino, non sei in una coven, non sai ancora niente si pongono come degli spavaldi. D’altronde, come dargli torto? Su certe community la situazione è davvero assurda :/

  3. Ciao, ti ho nominato per il Liebster Award! Trovi tutte le istruzioni a questo link:
    http://ehedydd.wordpress.com/2014/02/10/liebster-award/
    Lo so, è una rottura, ma magari qualcuno si diverte…!

  4. Ciao! ero passata per lasciarti la nomina per il liebster award… ma mi sono accorta solo adesso che l’hai già ricevuta!! Ti lascio il link: http://shailapersonalspace.wordpress.com/2014/02/10/liebster-award/
    Buona serata 😉

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