Le sfide dell’amore (considerazioni su Oshun)


E così stasera è di nuovo Luna Piena, me ne sono accorta ieri, prendendo un treno serale, quando la luna è spuntata nella sua lucente maestosità all’orizzonte. Per fortuna non l’ho mancata perché se c’è una cosa di cui sento il bisogno in questo momento è di affidare le mie magagne spirituali alla Dea, comunque vogliate chiamarla, e chiederle di prendermi per mano in questo periodo sentimentalmente ostico della mia vita. Anche i problemi d’amore sono problemi spirituali, mi è stato detto recentemente, ed è qualcosa che ho sempre pensato. La mitologia è piena di donne magnifiche che corrono dietro a uomini mediocri, facciamocene una ragione. I consigli dei guru new age sono al 90% consigli sull’autorealizzazione a prescindere dalla coppia, e anche questo è un fatto.

All’inizio del mio percorso l’amore non mi turbava più di tanto. Sono cresciuta pensando che per me il lavoro, la carriera e lo studio venissero prima del mio appagamento sentimentale. Se è vero per molti tuttavia il mio percorso di autoconsapevolezza mi ha insegnato che per me non è così. L’Amore conta, forse perché sono un segno d’acqua inguaribilmente romantico, chissà. O forse perché esiste davvero un prima e un dopo il sesso, cambia qualcosa nella vita, nel pensiero, nelle aspettative riguardanti gli altri.

Oshun lo sa bene. Orisha dell’amore, dell’abbondanza, una sorta di Afrodite per intenderci, sa bene come vanno queste cose del mondo. Io e lei forse non abbiamo molto in comune se non la giovane età anagrafica. Il mio spirito non è affatto giovane e femminile come il suo, pare che invece la mia testa appartenga con molta probabilità a Obatala, il che spiegherebbe tante cose, compreso il mio atteggiamento così paternalistico nei confronti del prossimo. Ma sono tutte supposizioni, dal momento che questo tipo di rilevamenti necessitano un incontro vis a vis che ancora non è potuto avvenire per motivi geografici.

Comunque, quando lavoro con Oshun la sento distante per non dire sospettosa. C’è qualcosa di artificioso in me quando mi occupo di lei e me ne rendo conto. Così come c’è qualcosa di artificioso in me quando esprimo la mia femminilità. Gli altri se ne accorgono e me ne accorgo anch’io. Ma Osare non vuol dire forse anche cercare di superare i propri limiti? Come quando conoscevo la Morrigan non ero certo una persona battagliera e studiarla mi ha permesso di far emergere un lato diverso della mia personalità, forse anche Oshun mi sta ponendo delle sfide per tirare fuori il meglio di me. Un altro Orisha che mi cammina accanto come un padre è Ogun, dio che racchiude in sé molte delle contraddizioni della civilizzazione. Ogun e Oshun non hanno proprio un rapporto facile eppure tra di loro esiste una chimica incredibile. Oshun lo convinse a tornare alla civiltà seducendolo e salvando così la nostra vita, altrimenti destinata a ricadere allo stato selvaggio. Le riuscì l’impresa – che non era riuscita a nessun altro Orisha – perché lei è l’Attrazione, l’Amore come principio universale.

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Non è un caso che le candele da veglia gialle utilizzate per venerarla siano anche vendute per attirare clienti in un negozio. Oshun attrae l’abbondanza a sé, non ha bisogno di chiedere: le cose arrivano a lei. Certo questo è vero per alcuni cammini di Oshun, in altri lei è povera ed è il motivo per cui le sue vesti sono gialle (perché non le ha potute cambiare per molto tempo, lavandole nel fiume). All’inizio la differente mitologia e i differenti aspetti degli Orishas mi avevano mandato in confusione. Ma non è molto diverso dalla nostra mitologia europea. Anche da noi, vuoi per le fonti maldestre, vuoi per una natura intrinseca del mito, esistono versioni diverse di figure simili, o stesse divinità che si incarnano in modo differente a seconda della storia raccontata.

Comunque sia, con la bellissima Oshun con cui forse non vado d’accordo, mi sono trovata a lavorare paradossalmente per quasi tutto l’anno (come si evince anche da altri post), e ancora non sento la differenza. Ho la netta sensazione che non mi consideri proprio, o che lo faccia a tratti, ma ancora manca la bellissima sensazione avvolgente di casa che si prova quando la preghiera è ascoltata, quando la divinità è presente al rituale. Con Yemaya è stato diverso, forse perché assomiglia così tanto a Iside, così come con gli altri Orishas nominati.

Da un paio di settimane ho cominciato a fare degli esercizi per far emergere l’Ombra, i lati soffocati e rimossi della personalità (è periodo ideale l’autunno, si sa..). Ho pensato che forse quando non riusciamo a lavorare bene come una divinità del nostro Pantheon il problema è che abbiamo rimosso o negato ciò che a livello della personalità individuale quella divinità rappresenta. So che è un discorso che non si applica a tutti i praticanti, perché spesso chi pratica non accoglie un intero pantheon ma si limita a una dea e un dio “patroni” particolari, non necessariamente appartenenti alla stessa cultura o tradizione. Abbracciare un pantheon nella sua interezza consente però di lavorare meglio, a mio avviso, e di crescere spiritualmente in modo più armonioso approfondendo man mano le diverse divinità e i relativi aspetti della nostra persona. Per questo motivo ho deciso di prendere l’indifferenza di Oshun non come un ostacolo insormontabile, ma come una sfida, una domanda che mi viene posta: che cosa posso fare? Dove sto sbagliando? Dove si nasconde, in me, Oshun?

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Categorie: Dark Witchcraft, Santeria | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Le sfide dell’amore (considerazioni su Oshun)

  1. cristina

    ciao, non è che magari dovremmo restare vicini al pantheon che ci appartiene, geograficamente parlando? a me piaceva molto Oshumarè, mi sentivo in sintonia, ma qualcuno mi ha detto che è una cultura troppo lontana e differente dalla mia e quindi non era quello giusto

    • Ciao Cristina, cerco di rispondere con ordine a questa suggestione molto interessante che fai. Prima di tutto “qualcuno” può dire ciò che vuole, ma che tu non possa fare qualcosa è improbabile, a meno che non si tratti di cose dannose per te e per gli altri o che alla lunga non ti giovano.
      Detto questo, per il millesimo che ancora conosco della cultura africana e afrocubana, gli Orisha non si fanno scegliere, ma piuttosto reclamano i loro seguaci. Da questo punto di vista quella persona aveva ragione. Tu puoi sentirti affascinata, come è successo e succede a tutti, da alcune figure, ma questo non vuol dire che in automatico ti ascolteranno o vorranno calcolarti in qualche modo.
      Il mio parere è che questo sia valido non solo per le divinità africane ma anche per le nostre “europee” se mi passi il termine. Non ti svegli una mattina e decidi di “lavorare” con Zeus, con Morrigan, con Dioniso. E’ un discorso complicato, magari dedicherò un post prossimamente all’argomento per aprire una discussione più ampia!

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