Ma tu ci credi veramente?


Si discute sempre di come uscire dal proverbiale stanzino delle scope (in inglese suona molto meglio), cioè di come fare outing religioso con i propri cari e conoscenti. Se vivessimo in un mondo meno di merda, non ci sarebbe bisogno di controfirmare la dichiarazione d’intenti sessuale e religiosa, basterebbe vivere la propria vita e lasciare che gli altri si accorgano piano piano di come siamo noi (insomma, un po’ come accade quando mangi insieme a qualcuno e a un certo punto noti che gli piacciono le patate ma non i fagiolini). Invece siamo obbligati ad armarci fino ai denti di storia, scienza, nozioni, evidenze empiriche per andare spiegare – a persone a cui probabilmente non interessava nemmeno molto – la nostra versione pagana della messa domenicale.

Che palle, dico io. Ma ad un certo punto è inevitabile se si vuole vivere in pace senza dover rispondere incessantemente a domande insensate.

Ciò che purtroppo ho scoperto però è che le domande e i comportamenti insensati, lungi dal diminuire, si moltiplicano.

Esempio #1 L’altro giorno ho scoperto che mia sorella non toccava alcuni miei oggetti – e stiamo parlando di una drusa di quarzo e di una bottiglia con dentro un’acqua del cavolo che uso per purificare – perché temeva che ci avessi fatto sopra le macumbe. Le ho chiesto se per caso stava scherzando o se era totalmente rincoglionita.

Esempio #2 Mia madre da quando le parlo di questi argomenti, ormai una decina di anni quindi – uno pensa – dovrebbe averci capito qualcosa o perlomeno aver capito che certe cose non dico mi offendono ma mi lasciano basita, insiste nel chiamare delle normalissime tisane “pozioni”, per deridermi ovviamente, per poi correre da me ogni volta che una delle sue amiche dello yoga ha mangiato pesante e ha fatto un brutto sogno. (E le sue amiche dello yoga mi rubano i libri della Golden Dawn)

Esempio #3 Gli amici, ovviamente. Lo sfottò non manca mai – MA TU CI CREDI VERAMENTE? – e poi appena la loro vita si incricca anche solo un pochino tutti in fila al telefono “Puoi farmi un incantesimo?” Come se fossi una macchinetta automatica della buona sorte che un giorno prende un calcio e quello dopo gli metti la monetina e dispensa consigli a destra e a manca.

Questi sono tre classici esempi che mi vengono in mente, ma sono sicura che tra tutti noi potremmo tirare fuori storie che fanno ridere giusto per non piangere. Io non sono una persona seriosa, non lo sono mai stata. Non dirò che sono autoironica perché è vero ma è brutto dirselo da soli, ma comunque tendo sempre a sdrammatizzare (soprattutto quando leggo le carte ad alcune persone troppo impressionabili), sulle cose che faccio e sono la prima a mettere in discussione la propria pratica e le esperienze che ne derivano. E mi da fastidio vedere che le persone fuori da questo mondo, che è per ovvie ragioni una nicchia ristretta, si servano senza scrupoli delle nostre conoscenze per poi ridicolizzarle alla prima occasione – perché tanto chi ci crede alla magia ahahahah – per qualche loro problema intrinseco con se stessi.

Mi da fastidio anche scriverne perché so di suonare come una di quelle fanatiche religiose che non tollerano il contraddittorio, ma non è così. A me non da fastidio un’opinione contraria né lo scherzo, ciò che mi turba e in modo specifico l’accorgermi che non importa quanto spiego, quanto lavoro, quanto loro sappiano che sono una persona sana di mente e anche intelligente (sì, questo me lo dico da sola), l’argomento magia ma soprattutto l’argomento religione è diventato off limits. Se ne può parlare, ma alla fine si deve dire che non è vero. Tu ti fai curare il mal di testa con il reiki, ti fai leggere le carte, ti fai accendere la candela, ma alla fine mi dirai che non ci credi. Oppure peggio ancora – e questa è recentissima – mi sfiderai a leggerti le carte per vedere se ci prendo perché per te quello che faccio non ha senso. Perché? Io capisco la rabbia che sale quando incontri il banchetto di Scientology per strada o l’adepto di qualche altra setta che notoriamente manda al macello i propri seguaci e ti viene voglia di sbugiardare tutti. Ma perché venire a rompere le palle a persone come me? Che non mi faccio pagare, non tento di convincere nessuno, anzi, il più delle volte cerco di aiutare chi viene da me (dato che il Servizio ha fatto sempre parte della mia chiamata alla Stregoneria).

Ci sarà pure una via di mezzo tra l’essere dei fanatici e avere una sana vita spirituale/religiosa? Io anche sono stata cresciuta a ostia e ateismo, cioè vai a messa ma per carità non credere in Dio, Dio non esiste, è morto e Woody Allen non si sente tanto bene. Ma sarò libera di credere all’anima, a qualche divinità, all’energia, senza che mi spacchiate i maroni o mi additiate come se fossi la scema del villaggio? La scienza ha negato queste cose, voi mi direte. Ma la scienza è un modo di vedere la realtà, è un sistema di sapere di un certo tipo e come tale è anche un sistema di potere. Esiste un mondo al di fuori della scienza che essa non può leggere con i suoi strumenti, Il metodo scientifico non si applica né può essere applicato alla maggior parte delle esperienze che contraddistinguono la pratica magica, sciamanica o come volete chiamarla.

Con questo non dico che bisogna illudersi di vedere cose che non ci sono, autosuggestionarsi o prendere ogni informazione/esperienza come autentica, ma non si può negare l’esistenza della magia o affermare l’insensatezza della religione a botta di scienza e aforismi marxiani per cui “la religione è l’oppio dei popoli.”

Insomma l’idea iniziale, quella dei libri, quella degli antenati, cioè STARSENE ZITTI e farsi gli affari propri, non era poi tanto male. Uscire dallo stanzino magari mi permette di non dover dire ogni volta una cavolata per chiudermi a chiave e ritualizzare in pace, ma mi fa sentire diffusamente disprezzata dalla società, idea che lungi dal liberare la mia pratica, la appesantisce. D’altro canto però sono consapevole che se nessuno uscisse allo scoperto sarebbe ancora peggio, diventerebbe ancora più difficile uscire all’aria aperta, riappropriarsi di una certa libertà di espressione pubblica che pure è importante e può esistere solo se quello che facciamo non genera paura e timore (cioè se viene almeno in parte spiegato). Purtroppo è così, come la generazione prima di noi dobbiamo andare nel mondo e prenderci, più che le accuse di mangiare bambini a mezzanotte, le grasse risate della società che ci vede come fricchettoni new age alla ricerca di un senso in un mondo insensato. Facciamocene una ragione (?)

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Categorie: Attualità, Neopaganesimo | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 7 commenti

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7 pensieri su “Ma tu ci credi veramente?

  1. Pier

    Il “problema” principale dei neopagani, a mio parere, è che non sono una realtà organizzata e visibile
    in quanto “gruppo”, ma un insieme di individualità poco o nulla collegate tra loro.

    Questo li espone tutti a possibilità molto maggiori di non essere presi sul serio, o di essere presi sul serio nel modo sbagliato: è ben più facile attaccare per il suo credo un singolo individuo isolato che un membro di una comunità numerosa.

    • Il punto però è che io non mi sento attaccata. Se mi attaccassero reagirei. Mi sento presa per il culo, derisa, presa poco sul serio perché ciò che faccio risulta ambiguo agli occhi delle persone (anche di quelle che sanno perfettamente in cosa credo). Cioè amano tutti crederci ma a un certo punto devono negarlo. Io rispetto le convinzioni religiose altrui se non mi rompono le palle personalmente, quindi mi da immensamente fastidio la necessità altrui di sbugiardare cose di cui non sanno niente 🙂

      • HILARIA

        Guarda, anch’io vengo da un’esperienza decennale costellata da incontri con ignoranti superficiali e la cosa migliore che ho imparato è “don’t ask, don’t tell”. Insomma, farsi gli affaracci propri se non altrimenti interpellati. Anche qui, bisogna vedere CHI ci interpella. Diverse persone, diversi cervelli più o meno evoluti ergo diverse risposte da dosare col contagocce. A volte non vale nemmeno la pena di sprecare fiato. Siccome spiegare una religione ignota a pressoché chiunque è un’impresa e riuscire a esprimersi senza sembrare degli idioti che credono nelle fatine e nella magia è quasi impossibile, è ovvio che alla fine si finisce per cadere nel ridicolo. In fin dei conti, ciò in cui credo è roba personale e non ho interesse a convertire il prossimo.
        E’ un rischio che corrono tutte le religioni parecchio minoritarie: i seguaci o si ghettizzano o si nascondono. Sì, la paura della discriminazione è un elemento da non sottovalutare perché c’è differenza tra coraggio e incoscienza. Ho sempre visto più contro che pro a uscire dallo sgabuzzino delle scope: triste da constatare ma l’Italia non è ancora pronta per affrontare la Wicca o il paganesimo…

  2. Tristemente vere le tue parole, ma se devo essere sincera credo anche che sminuire le verità altrui serva solo a sottolineare le proprie e questo perché in un mondo dove le religioni non sono diventate altro che scuse per attaccare briga, odiare gli altri o accessori da sfoggiare vedere che c’è qualcuno che crede sinceramente in qualcosa (e qualcosa di gioioso e senza peccato, per di più!) destabilizza molte persone.

    • la parte dell’accessorio da sfoggiare l’ho pensata spesso anch’io, anche di me stessa quando ero più piccola. Però penso che sia quando finisce il “cool” e iniziano la realtà, il confronto con le persone e con se stessi, che si capisce se una cosa è seria o se era, appunto, solo un vezzo.
      Ho notato in questi giorni una domanda ricorrente, cioè la questione della religione come “consolazione” o come “guadagno”. Mi è stato proprio chiesto che cosa ci guadagnavo a far parte della Santeria piuttosto che del Cattolicesimo o della Wicca celtica. E’ una domanda che va oltre la mia comprensione, non so, io penso che non ci si guadagni nulla, nel senso che il mio primo pensiero non è certo cosa ottengo in cambio della mia aderenza a questa o quella religione. E’ un discorso di sentirsi a casa, di amore, prima che di consolazione dalla morte.

      • Credo che sia un concetto che deriva dal cristianesimo che passano i preti: in una religione dove la cosa primaria é salvarsi dalla dannazione eterna piuttosto che relazionarsi con il divino diventa automatico pensare in termini di guadagno personale e poi si applica questo concetto per ogni religione o filosofia che sia, passando sopra a quello che puó essere il messaggio o i valori che trasmette.

  3. Onice

    secondo me bisogna proteggersi. è da egoisti, ma la propria serenità è la cosa più importante
    Onice

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