Le nove sorelle di Avalon e Morgan le Fay


Sta piovendo parecchio in questi giorni, così mi sto dando alla ricerca e alle traduzioni sfrenate. In particolare l’articolo si concentra sulle nove sorelle di Avalon, sui nove aspetti della Morrigan (qui giusto accennati, mi riservo di ritornare su ognuno di essi più in là) e sulla figura di Morgan le Fay, così come la descrive l’autrice Stephanie Woodfield (nel libro sono in capitoli diversi, ma ho voluto tradurli nello stesso post dato che sono attinenti). Ho inserito anche dei riferimenti esterni che vi invito a consultare e che sicuramente completano meglio il discorso di quanto non abbia fatto io.

Buona lettura!

Le nove sorelle di Avalon e i nove aspetti della Morrigan

In Vita Merlini è narrato che l’Isola di Avalon era abitata da nove sorelle, tra le quali Morgan Le Fay era la più dotata nelle arti magiche. Ho riflettuto spesso sul significato di queste donne. Chi erano queste sorelle? Morgan le Fay è l’unica figura nota tra di loro. I nomi delle altre otto sorelle non compaiono in nessun’altra delle fonti mitologiche a noi disponibili, tutto ciò che sappiamo su di loro sono i loro nomi e il loro legame con Morgan le Fay. Queste donne furono sacerdotesse ricordate poi da Geoffrey di Monmouth come figure mitiche nella saga arturiana? Oppure erano aspetti di una singola dea, come altri gruppi sacri di donne, come le muse o le sette sorelle del fato? Erano la personificazione della complessa personalità di Morgan le Fay, e quindi della Morrigan?

Stephanie Woodfield

Morgana la Fata appare in Vita Merlini (disponibile in traduzione inglese a questo link) con il nome di Morgen; riporto in traduzione il passaggio:

La’ [Avalon] nove sorelle comandano tramite un piacevole sistema di leggi che proviene dal nostro paese. La prima di loro è la più abile nelle arti della guarigione, e supera di gran lunga le altre in bellezza. Morgen è il suo nome e ha imparato tutte le proprietà utili contenute nelle erbe, così che ella può curare i corpi malati. conosce anche l’arte che permette di cambiare forma, e di fendere l’aria con nuove ali come Dedalo; se lo desidera può andare fino a Brest, Chartres o Pavia, e quando lo farà scivolerà giù dall’aria presso le tue coste. E gli uomini dicono che ella abbia insegnato la matematica alle sue sorelle, Moronoe, Mazoe, Gliten, Glitonea, Gliton, Tyronoe, Thiten; Thiten notissima per la sua cetra. Colà dopo la battaglia di Camlan abbiamo portato Artù ferito, guidati da Barinthus a cui le acque e le stelle del cielo erano ben noti. Con lui che governava la barca siamo arrivati lì portando il principe, e Morgen ci ha accolto con il dovuto riguardo, e nella sua stanza ha sistemato il re su un letto d’oro e con le sue stesse mani ha scoperto le sue onorevoli ferite e le ha osservate a lungo. Alla fine ha detto che la sua salute poteva essere recuperata se egli fosse rimasto con lei per un lungo tempo in modo che lei potesse usare le sue arti di guarigione. Con gioia pertanto le affidammo il re e ammainammo le vele ai venti favorevoli.

Piccola nota sui nomi e la loro traduzione: Le sorelle dovrebbero essere nove, ma se ne contano solo otto, a meno che Thiten non sia il nome di due sorelle. In molte traduzioni troverete che invece di due Thiten ci sono una Tithis/Thiten e una Thetis. Ma il testo latino riporta esattamente così:
Hanc que mathematicam dicunt didicisse sorores
Moronoe- mazoe- gliten- glitonea- gliton
Tyronoe- thiten- cithara notissima thiten
Spulciando tra le varie traduzioni la più papabile è quella che distingue Thyten e Tithen. La discussione è comunque abbastanza sterile dal momento che non esistono altre fonti con cui fare un paragone.

Riponiamoci la domanda iniziale: cosa rappresentano queste nove sorelle? Secondo la Woodfield esse incarnano 9 aspetti della Morrigan. (Aggiungo io: successivamente scissi in più figure come conseguenza della perdita di potere delle divinità femminili). Lei individua questi nove aspetti derivandoli dalla sua profonda conoscenza del corpus narrativo riguardante sia la Morrigan sia tutte le figure che in qualche modo le assomigliano; sono in ordine:

  • Mutaforma
  • Regina delle Fate
  • Madre Terra [solo se accettiamo che Anu sia una delle Morrigan]
  • Dea della Sovranità
  • Profetessa
  • Regina della Battaglia
  • Regina Fantasma
  • Maga
  • Amante

Prima di proseguire a parlare di Morgan le Fay, vorrei assolutamente consigliarvi lo studio accuratissimo di Violet sulla Sorellanza delle Nove. E’ veramente un articolo completo e pieno di spunti, che rende superflua qualsiasi ulteriore aggiunta sulle nove di Avalon in questa sede. 

Morgan le Fay/Morgana

Morgan le Fay – Artwork by Jessica Galbreth
http://www.enchanted-art.com/

Morgan le Fay è un’evoluzione della controparte gallese della Morrigan, la dea Modron. Entrambe erano sposate al re Urien e entrambe erano signore dell’Isola di Avalon. Come Morgan le Fay, la Morrigan compie un giro completo, evolvendosi da dea a fata a donna mortale attraverso tutta la letteratura e il folklore celtico.

Le versioni più note del ciclo arturiano sono Le Morte d’Arthur di Sir Thomas Malory e Vita Merlini di Geoffrey di Monmouth, entrambe derivano da fonti multiple ed è forse per questo che esistono molte differenze tra le due in particolare sulla visione che viene data di Morgan le Fay. In Vita Merlini Morgana era una guaritrice e una di nove sorelle che abitavano l’Isola di Avalon. Sembra più connessa al regno delle fate che a quello mortale, e non viene fatta nessuna menzione di un suo rapporto parentale con Artù.

Nella versione di Malory invece Morgana è una donna mortale, sorellastra di Artù. E’ dipinta come un personaggio negativo e come acerrima nemica del re. La sua natura seduttiva – un tratto spesso associato alle donne fatate – si manifesta nella sua relazione incestuosa con il fratello. In alcune versioni Morgana seduce Artù e partorisce suo figlio; in altre è l’altra sua sorellastra Morgause che lo seduce. Morgana tenta anche di detronizzare Artù e di mettere al suo posto il suo giovane amante, Accolon. Come le antiche dee della terra, Morgana detiene il diritto di disfarsi del re se ritiene che egli non sia più fedele ai suoi voti nei confronti di lei e della terra.

Diventa una figura simile alle fatate Leanan Sidhe o alle Bretoni mari-morgans e la sua sensualità acquista i tratti del pericolo. Come dea la sua sessualità sarebbe stata connessa alla sovranità e al potere di concedere il diritto di governo ai re, ma la sua vera natura viene distorta in quella di una donna fatata o in quella di una donna mortale in contatto con i regni fatati. Ciò che una volta era sacro alla dea diventa un aspetto minaccioso della sua personalità; nonostante abbia ancora questo potere il significato di esso – la sua sacralità – sono andati persi.

In Sir Gawain e il Cavaliere Verde, Morgan le Fay invia il Cavaliere Verde alla corte di Artù per mettere alla prova il coraggio dei suoi cavalieri. Il Cavaliere Verde si appella a Morgan le Fay come a una Dea, rivelando in modo chiaro la sua natura divina [“Morgan the Goddess”]. Quindi nonostante sia trattata come una donna fatata, continua a mantenere il titolo di Dea. Il Cavaliere Verde, che è sotto il suo comando, potrebbe essere infatti un altro abitante del Regno delle Fate. Il Cavaliere Verde indossa abiti verdi, ma anche pelle e capelli verdi, e subito fa pensare al Green Man dei più antichi miti celtici.

Nelle leggende Danesi Morgan le Fay (Morgue le Faye) conduce l’eroe Ogieri il Danese* all’Isola di Avalon, così come fece con il fratello Artù, in modo che possa dormire fino al giorno in cui il suo paese avesse avuto ancora bisogno di lui. Un’altra credenza è che Morgan le Fay fosse la madre di Oberon, il re delle fate.

Stephanie Woodfield

*Scrive Robert Graves ne “La Dea Bianca”: “il nome Ogieri non è altro che una corruzione di <<Ogyr Vran>>, che, come si è detto nel capitolo 5, significa <<Bran il Maligno>>, ovvero <<Bran il dio dei morti>>. Il suo corrispettivo norreno Ogir (<<il terribile>>) era il dio del mare e della morte, e suonava l’arpa su un’isola in cui viveva insieme con le sue nove figlie [E qui aggiungo io, che coincidenza!?]

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